Recensione spot
Replica Sun Machine Shortwave Set (The)
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Pop Voti redazione e staff

Shortwave Set (The)

Replica Sun Machine

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Pop eats itself: è la regola aurea su cui si fondano gli ultimi quarant’anni di musica pop(olare) moderna. Indi, quello che si prefigura come uno tra i migliori dischi pop dell’anno in corso non può far certo eccezione, anzi enfatizza il processo cannibalesco nel momento in cui poggia buona parte del suo prestigio - e del suo hype – su certi signori coinvolti in diverse fasi nella sua lavorazione: Danger Mouse (produzione), Van Dyke Parks (arrangiamenti), John Cale (produzione addizionale e viola).

Un tris di nomi che farebbe la fortuna di qualsiasi disco, verrebbe da dire; non fosse che i miracolati del caso, i britannici The Shortwave Set (qualcuno li ricorderà alla voce The Debt Collection - l’esordio di tre anni fa, un miscuglio di sample e canzoni definito da essi stessi victorian funk), hanno confezionato per questo progetto una sfilza di brani perlopiù impeccabili che ripercorrono meticolosamente, frullandoli e rimasticandoli, i quarant’anni di cui sopra, per condensarli infine in un concept postmoderno dalla consistenza notevole (specie sul versante psych e orchestrale, in un nesso che unisce i capolavori ’60 del genere e Yoshimi Battles The Pink Robots), eppure lieve come pop comanda (vedi le svariate ascendenze disco, electro e funk, cortesia di mr. Gnarls Barkley).

Verificato l’assioma posto in apertura, si può giocare a trovare tutte le influenze rintracciabili fra i magniloquenti solchi di Replica Sun Machine: Air infatuati Gainsbourg, i citati Flaming Lips, Delgados, Stereolab, Broadcast, New Pornographers, Belle And Sebastian, con una punta d’orgoglio campanilistico perfino gli ultimissimi Baustelle (medesima l’ambizione popadelica, simile il miscuglio di voce maschile e femminile), fino allo smaccato omaggio/plagio bowiano di Now Til’ 69 (che cita apertamente Fantastic Voyagee il periodo wave pop del Duca); ci vorrebbero comunque ascolti su ascolti per individuarle tutte. E non è certo un male, perché a ritornare su episodi come House Of Lies, la ruffiana No Social, o la solenne chiusura The Downer’s Songle nostre orecchie hanno solo da guadagnarci. C’è sempre disperatamente bisogno di dischi che ci ricordano quale meraviglioso caleidoscopio sia il pop.

(7.4/10)

Pubblicazione: 05 Novembre 2008

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2008)

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