Recensione
Take Ecstasy With Me !!!
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tribal funk disco Voti redazione e staff

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Take Ecstasy With Me

Warp Records

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Forse ispirati dal modus operandi di Samuel Beam (in arte Iron&Wine), i !!! decidono di continuare la strada dell’alternanza annuale tra uscite su lunga distanza ed EP (o mini); dopo Louden Up Now lo scorso anno, adesso tocca a questo Take Ecstasy With Me. La struttura ricalca da vicino quella che è, ad oggi, la loro uscita migliore (la ormai famigerata true story di Me and Giuliani Down by The Schoolyard): di nuovo, due brani della durata media di 8-9 minuti. Pare già da subito la classica ripetizione della formuletta vincente, ma le differenze ci sono, eccome: tracklist alla mano, non siamo di fronte a composizioni di proprio pugno, ma (orrore) a due cover; nondimeno, tutte quelle intuizioni (scontri di chitarre sovraincise, canto forzosamente piantato sui registri vellutati, cicalecci dei fiati, scompaginazioni del mixer, cambi di scena free-form al limite dell’imprevedibile, etc.), che anche nei casi peggiori avevano perlomeno il pregio di sfoggiare naiveté disco-oriented d’altri tempi, qui si perdono in un marasma di sterilità congenita.

Take Ecstasy With Me, primo dei due brani (nonché title track), è un’inelegante rilettura di quella splendida elegia a firma Magnetic Fields che chiudeva uno dei suoi dischi più riusciti, Holyday. Tra battiti mid-tempo accentuati in senso dance-pop, effetti di studio più pronunciati, produzione enfaticamente ariosa (soprattutto dimentica della visceralità quasi claustrofobia degli esordi), Merrittviene impietosamente riportato alle sue stesse radici synth-pop, spogliato delle sue più importanti intuizioni. C’è una sorta di Moroder commercialoide dei tardi film score (circa Never Ending Story), a ibridarsi con i Visage più asfittici, piuttosto che i palpiti luminescenti dell’originale. Poi Get Up, la b-side, è terribile. Trattasi di una creazione di Nate Dogg, personaggio che ha cosparso di malsana professionalità seriale (ci sentisse Adorno) il mondo del neo-soul, che pure ci aveva regalato perle di indubbio valore. Questo è un funky-soul Wonder-iano periodo Talking Book, con zona centrale (e coda) dedita alle solite rielaborazioni timbriche e sonore, in questo caso confuse, monotone e orrendamente fini a sé stesse. A dare in mano un mixer ad un’edulcorata star r’n’b si otterrebbe di meglio.

A parte le superflue (e altezzose) facezie del tipico disco di cover - e la pessima orchestrazione -, c’è da ringraziare per la sua durata breve. Nemmeno di transizione: obbrobrioso, invasato.

(3.6/10)

Scheda: !!!

Pubblicazione: 01 Gennaio 2005

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Michele Saran
Michele Saran (Album 2005)

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