Formidabili gli anni in cui la versione “originale” dei Mission Of Burma si trovò ad operare: potevi ancora prenderti lussi come suonare musica vigorosa ma guidata dai neuroni, tanti e attivissimi, così che l’eccesso di intellettualismo si tenesse a debita distanza e le sfuriate fossero ancor più devastanti perché ben meditate. Non proprio la prima delle nuove onde americane, la loro, cavalcata infatti tra il 1980 e 1983, tuttavia in grado di esercitare un enorme ascendente su fan dichiarati come Albini, Sonic Youth, Moby e R.E.M. Fondate ed evidenti le motivazioni di costoro e infiniti altri, uniti da un culto ha ispirato a imbracciare chitarre e fondere il cervello coi muscoli. Sorta di Wire a stelle e strisce, Roger Miller, Clint Conley, Peter Prescott e Martin Swope sparsero in quegli anni grigi ma fecondi anticipi di avant-rock, indie-noise e sperimentazione. Se ne sono ricordati alla Matador, dopo aver accolto i riformati bostoniani (con Bob Weston degli Shellac al posto del disperso Swope), ripubblicando in tre CD il magro e glorioso bottino che fu (un singolo, un mini, l’album Vs e il live postumo dell’85). Rimasterizzando il tutto con filologica cura e omaggiando l’acquirente di rarità e un DVD dal vivo per ogni disco. In quella che si può infine segnalare come l’edizione definitiva della discografia della band, manca all’appello solo la raccolta di inediti e versioni alternative Let There Be Burma, edita dalla Taang! del 1990 e di reperibilità ormai piuttosto ardua, dalla quale peraltro si è qui attinto in piccola parte.
Immensi, i quattro bostoniani, capaci di porgersi intelligentemente innodici sin dal biglietto da visita su 7” Academy Fight Song ed esemplificare i loro stile nel classico That’s When I Reach For My Revolver che apriva l’EP Signals, Calls And Marches del 1981: un rutilare tumultuoso di tamburi sostiene la melodia, guidata dal melodico e instancabile basso laddove la chitarra si divide tra fragori e spigolose divagazioni. Non mancavano gli omaggi di rito a Gang Of Four e Buzzcocks, le cui intuizioni erano tuttavia interpretate in un impasto tra rabbia amara e forme complesse però slanciate che apparteneva solo alla Missione A Burma (This Is Not A Photograph un’idea di straniti Husker Du), mentre dal vivo Swope manipolava in diretta il suono dei compagni con una prassi che più avanguardistica non poteva essere. E quella Fame And Fortune, tra chitarre aeree già anni ’90 e un piede nel dissolversi “post rock”, o lo strumentale All World Cowboy Romance, stampo kraut-hardelico dei Six Finger Satellite? Antipasto eccezionale per Vs., album di due anni più tardo e stupefacente in ogni episodio, la grandezza del quale misuri dai pezzi che ne furono esclusi, su tutti la struggente Forget e gli Shellac snodabili di Laugh The World Away. Equilibrio mantenuto da Maestri, non solo nell’alternanza tra episodi convulsi (Secrets e Learn How odorano di Zen Arcade), amare squadrature (la marziale, malinconica Trem Two) e ballate dal piglio enigmatico e severo (Dead Pool, Einstein’s Day), ma soprattutto sciogliendo le differenti anime dentro il corpo delle composizioni. Solo per citare un poker d’eccezione: Train incede fratturata come al miglior math riuscirà, New Nails è un neopunk progressista con schizzi di tromba free, Weatherbox e Fun World cingolati mandati a memoria dalla Touch & Go. Sul ribollire ritmico e le melodie a lento rilascio, la chitarra di Miller discute incontenibile, lirica e contorta senza smarrire il filo del discorso, tra un disturbo elettronico e l’altro.
Il povero Roger subirà il peso di tanta veemenza (specialmente dal vivo, come documenta il magmatico LP dal vivo The Horrible Truth About Burma, dove il quartetto ripesca devastanti cover di Stooges e Pere Ubu…), restando con l’udito danneggiato e decidendo di sciogliere la band. Prescott formerà i validi Volcano Suns e Roger si darà a un’avanguardia fin troppo criptica, il rispetto conservato dai nomi sopra citati fino al ritorno, affatto scontato e anzi attuale come pochi altri. Che la reunion tuttora in corso possegga forma smagliante, è ulteriore conferma dell’immenso valore di questa musica, da far vostra senza esitazione alcuna.
(7.7/10)
Scheda: Mission Of Burma
Pubblicazione: 01 Marzo 2008
File under: 80’s indie
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