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In The Pocket With Eddie Bo
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vintage soul-funk Voti redazione e staff

Eddie Bo

In The Pocket With

Vampisoul

C’era un posto solo dal quale un personaggio come Eddie Bo poteva provenire: un luogo che due secoli fa costituiva il primo vero esempio di - inconsapevole, ma non è questo il punto - “melting pot” razziale. Là agli schiavi era consentito ritrovarsi e suonare i tamburi che riallacciavano all’Africa e la città rappresentava un crocevia tra bianco e nero, anglosassone e latino, francesità e cultura autoctona in uno stile unico. Di vita, per prima cosa. New Orleans era questo e molto di più, e da lì provengono i ventotto brani di questa raccolta (il vinile, doppio e di qualità da audiofili, ne regala quattro in più…), meritorio recupero di un genio poco noto al di fuori delle cerchie di specialisti. 
Per far breve una storia (no: un romanzo) che il libretto curato da Bryce White doverosamente approfondisce, sappiate che Mr. Edwin Jospeh Bocage iniziò la carriera di produttore/cantante/arrangiatore già dalla metà dei ’50, impastando soul e funk di tiro robusto e groove serrato, infarcito da madidi ottoni e propenso a strutture bizzarre, nel quale la tavolozza di stili della città natale ha modo di dispiegarsi in tutta la propria sensuale molteplicità (particolarmente evidenti la tradizione pianistica di Professor Longhair e Huey “Piano” Smith, le percussioni delle tribù indiane, le fanfare carnevalesche). Proiettò poi questo approccio attraverso i Sessanta e i Settanta fino a oggi frequentando il meglio della scena musicale cittadina e perché mai stupirsi, visto che gli zii suonavano con King Oliver e Sidney Bechet, che le sette note erano trangugiate col latte materno e che - dopo le superiori e il servizio militare - il ragazzo si trovò come amico Lloyd Price. Ottimamente assemblato e disposto in ordine cronologico, In The Pocket With permette quindi di seguire l’evoluzione della carriera di Bo e, parallelamente, quella della black music in toto, da un singolo del 1955 che già scartavetra il blues (Baby) alle sarabande tautologiche come We Like Mambo (chissà che ne pensa Dr. John…), dagli omaggi a Fats Domino (I Found A Little Girl) a un soul costantemente peculiare (citazionista in Horse With A Freeze Pt.1; sbilenco per Gotta Have More;dalle tinte ispaniche circa Fallin’ In Love Again e Souling). Approderà poi a un funk minimale e ipnotico, prossimo a James Brown ma ricco di spigoli e cura del dettaglio (Can I Be Your Main Squeeze; I'm A Carpenter Pt 1; il capolavoro Garden Of Our Trees), e non contento ammiccherà ai Parliament (Reborn, la secca Live It Up) giusto per sfidarli con pari elasticità (When The Fingers On The Funk), assolderà Longhair tra le fila dei Famous Flames (Can You Handle It) e Booker T. in quelle dei Funkadelic (Mama Here Comes The Preacher). Instancabile, tempra infine da maestro gli eccessi di saccarosio tipici di Barry White (Chained).

Stenti a credere a quanto sopra e alla scaletta tutta, idem per il fatto che Bo sia tuttora attivo. Ti viene da gridare vendetta al cielo che lo conoscessero in quattro gatti fino a ora, a causa della scarsa reperibilità dei numerosissimi dischi sui quali ha lavorato negli anni, cosa che rende ancora più essenziale questo disco. Che inoltre la scaletta sia stata sovente prelevata da vinili d’epoca - incendi e uragani hanno distrutto gran parte del patrimonio del Nostro - e la qualità sonora si conservi buona, accresce indicibilmente una gioia dell’ascolto pari solo a quella di vivere che la stessa trasmette. Un’autentica rivelazione, d’impatto e godimento immediati e soddisfazione duratura. Live it up!

(8.0/10)

Scheda: Eddie Bo

Pubblicazione: 01 Marzo 2008

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