Recensione Dvd
Live At The Royal Festival Hall David Axelrod
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orchestral rock Voti redazione e staff

David Axelrod

Live At The Royal Festival Hall

Vampisoul

Ha un conto in sospeso con l’ortodossia rock, David Axelrod: nonostante i Grammy vinti come produttore per la Capitol, resta tuttora colui che mise le mani su un concept a sfondo religioso (il famigerato Mass In F Minor) con una versione apocrifa degli psichedelici Electric Prunes. Ma quello è stato un sacco di tempo fa e chi se lo ricorda più: quel che spinge ad ascoltare immediatamente e poi elogiare questo disco dal vivo con annesso DVD è lo stile: un linguagio che questo californiano classe 1936 - formatosi alla corte di giganti come Stan Kenton e Cannonball Adderley - ha forgiato negli anni, influente su (e di conseguenza spesso campionato da) generazioni di hip e trip-hoppers. Ne hanno ben donde, questi ultimi: l’orchestrazione melodrammatica, barocca eppure mai sopra le righe, e la batteria cavernosa e dettagliata (grazie al sapiente uso di numerosi microfoni) sono materiale perfetto per i fondali urbani tratteggiati da gente come DJ Shadow. Proprio costui, tramite il progetto UNKLE, chiederà a David un remix di Rabbit In The Headlights e, accontentato, gli pubblicherà poi un lp intero su Mo’ Wax; unitamente a un’antologia edita nel ’99, sarà del Nostro picco di notorietà e importante sdoganamento. Il mondo dei rockers duri e puri invece ancora resta sospettoso e non sa cosa si sta perdendo.

Siate più accorti voi, mettendovi in casa questo cd registrato a Londra tre anni or sono che rappresenta un perfetto biglietto di presentazione. Concepito come omaggio alla terra britannica, è un’occasione quasi unica di ascoltare la musica di David fuori dallo studio di registrazione, e ruota principalmente attorno a estratti da due suoi dischi ispirati a William Blake originariamente usciti a fine Sessanta, Song Of Innocence e Songs Of Experience. Completano il quadro irriconoscibili versioni di Paint It Black (fumigante di jazz) e Norwegian Wood (intricato viluppo che si apre pian piano), più una Holy Are You tratta dal disco con le Prugne Elettriche e qui cantata con misura da Richard Ashcroft (uno che altrimenti nell’epica ci sguazza: avessero chiamato Axelrod a produrli, chissà che i Verve…). Il suono ne guadagna ulteriormente in attualità, la resa sonora è cristallina ed equilibrata, l’esecuzione strumentalmente impeccabile da parte della numerosa line-up. Il desiderio di approfondire non tarderà e sarà autentica febbre, fidatevi.

(7.6/10)

Scheda: David Axelrod

Pubblicazione: 01 Novembre 2008

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