Recensione
Penso a Sonia ma suono per la gloria Jocelyn Pulsar
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lo-fi pop Voti redazione e staff

Jocelyn Pulsar

Penso a Sonia ma suono per la gloria

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Siamo al quarto disco dal 2004 per i Jocelyn Pulsar, il repertorio comincia a farsi significativo, roba da fare i conti con una certa maturità. Invece, loro, niente: stanno lì a palleggiare lo stesso disincanto ad alzo zero di sempre, indie a bassa fedeltà con l'ovosodo in gola e quel prurito al basso ventre subito smorzato da uno spleen frugale, di quelli che al tempo del telefono fisso finivi per scrivere sulla paginetta del diario e oggi ti tocca dare in pasto ai social network e ai telefoni cellulari.
L’ingrediente principale del loro songwriting è una sorta di rammarico stupefatto per lo scarto insanabile dall'immaginario degli ottanta, divorato dall'evoluzione mediatica che significa anche profonda mutazione esistenziale. Personaggi e situazioni dell'altro ieri - dal portiere che parava senza mani al whiskey che invecchiava sette anni e non c'erano cazzi, dalla grande festa al mobilificio al giocatore di basket sovradimensionato a fine corsa, dal maggiordomo spacciatore di delizie all'incredibile forno autopulente  - talmente obsoleti da sembrare di un altro pianeta, provocando una pellicola di disarmo attraverso cui possiamo osservare i tormenti inconfessati del campione di calcetto, la boria sotto vuoto spinto del critico musicale di lungo corso, oppure il melodramma minimale di chi ama malgrado la sindrome influenzale.
Ballate che ciondolano tra l'acustico e il sintetico concedendosi talora un'elettricità bonaria, capaci sì di appiccicarsi alle orecchie ma non abbastanza da arrivarti al cuore. Questo il difetto principale del quartetto romagnolo: la poetica del pensiero debole conduce ad una debolezza espressiva oserei dire fisiologica. Un'impostazione rispettabile e ci mancherebbe, però si condannano da soli a fare i nipotini sfigati dei Pavement vita natural durante. Mi aspetterei - mi augurerei - da parte loro un guizzo stilistico verso l'alto, un sussulto d'ambizione. D'altronde, per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande. O era un grande pennello? Boh.

(6.2/10)

Scheda: Jocelyn Pulsar

Pubblicazione: 01 Febbraio 2009

File under: lo-fi pop

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