Per evitarci complicazioni, i londinesi Semifinalists si definiscono furbescamente punk as shit. Giusto in caso ci venisse un’altra volta in mente di etichettarli in qualche modo, dal momento che pare abbiano voltato del tutto le spalle allo psych pop di marca Flaming Lips dell’esordio per fare rotta, pericolosamente, verso quella decade dove tutti prima o poi approdano: gli ’80. Questo 2, guardacaso, sembra fare il paio con Oracular Spectacular degli MGMT, non fosse che qui l’attitudine vampiresca nei confronti del pop kitsch degli eighties è più un feticcio stilistico – o, appunto, un’ostentazione di anarchia punk - che una vera vocazione.
Detta in un altro modo, gli ammiccamenti a Cure, Smiths, Depeche Mode, OMD, Pet Shop Boys etc. non sono altro che un divertente (e divertito) espediente per travestire canzoncine indie appiccicose, poco serie eppure complesse, nella loro apparente semplicità (vedi Surrender). Così, mentre cerchi di capire se quello che stai ascoltando scimmiotta più i Notwist o Why Can’t I Be You (The Alphabet), il Billy Corgan electro-pop o i Pinback (Our Body), Neil Tennant o Let’s Dance (Last Pretending, con tanto di solo tamarrissimo), Patrick Wolf o Marc Almond (l’intro di Odd Situation), Seventeen Seconds o i Sound (Ice Bowling), ti ritrovi alla fine con tutte le melodie in testa, arreso all’idea che questi tre ragazzi – non a caso, compari di Lightspeed Champion - sono davvero più furbi di quanto si crede
(7.0/10)
Scheda: Semifinalists
Pubblicazione: 06 Gennaio 2008
File under: Indie Pop
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