Recensione
The Williamsburg Sonatas Gianni Gebbia, Massimo Pupillo, Lukas Ligeti
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jazz-impro Voti redazione e staff

Gianni Gebbia, Massimo Pupillo, Lukas Ligeti

The Williamsburg Sonatas

Wallace Records

Creare musica vibrante partendo dai preamboli del free jazz ed arrivando ad una sintesi destrutturata che marca il momento, esalta l’attimo, suona decisamente virtuosa. Come se Coltrane, nascosto tra i vicoli sudici di New York, avesse ceduto al fascino estremo della no wave più blaterante. Come se il funk dei settanta avesse perso la propria purezza in favore di un rumorismo istintivo fatto di fotogrammi sparsi ed abbozzi urbani decadenti.
Un suono virtuoso, specchio fedele delle personalità coinvolte nel progetto.
Alla batteria c’è Lukas Ligeti, figlio di uno dei più grandi compositori di musica contemporanea del ‘900 – tal Gyorgy, tanto caro a Stanley Kubrick – e compositore sperimentale egli stesso; al basso Massimo Pupillo, musicista negli Zu nonché collaboratore di artisti del calibro di Steve Albini e Guy Picciotto; al sax il palermitano Gianni Gebbia, titolare di innumerevoli esperienze musicali tra Italia e Stati Uniti e di una prestigiosa presenza nel Penguin Books To Guide Jazz.

Tre apporti strumentali d’eccezione per un disco segnato da un’irrefrenabile spinta creativa ed un’ indole che trascende ogni conformismo. A titolo d’esempio potrebbe essere sufficiente citare i briosi fraseggi di sax che germogliano tra i solchi di Anarchytecture o il sudore e gli schizzi dissonanti di Pay For Soup. Build A Fort. Set that On Fire, le narcotiche attese in Hollenberg Pony Express o i fulminanti crescendo di Logic Of The Birds. Brani in cui la consapevole conflittualità tra gli strumenti determina il mood e i tempi di somministrazione mentre l’improvvisazione crea talvolta uniformità di vedute, più spesso, balbettanti e vorticosi contrappunti.
Il disco apre al concetto di stimolo-reazione e lo fa grazie ad un substrato armonico che permette al singolo di gestire in piena autonomia la propria identità musicale, pur non impedendogli di intervenire sul suono corale. Un suono che esclude quasi del tutto il ricorso a temi ricorrenti – prerogativa del jazz più tradizionale - in favore di una tendenza all’espressività frammentaria ed allo scontro violento.
Stordire, sommergere, far riflettere: questi gli obiettivi di The Williamsburg Sonatas. Un’ opera di confine tra jazz ed avanguardia strumentale, che riserva memorabili istanti di musica colta.

 

(7.0/10)

Pubblicazione: 01 Gennaio 2005

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Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2005)

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