Ai tempi dell'EP autoprodotto che finì tra le grinfie del nostro We Are Demo guadagnandosi un quasi sette, li paragonammo a Pavement, Libertines e Radiohead. Una scelta su cui ritorniamo ora - a disco d'esordio acquisito - non senza qualche perplessità, dal momento che se è vero che qualcosa delle formazioni citate la si ritrova ancora nella musica dei Vickers, è vero anche che ben altro si nasconde sotto la superficie. Nel nostro outing di inizio anno potremmo comunque coinvolgere anche illustri scrivani di altri “lidi”, dal momento che il ventaglio di riferimenti scomodato per definire il sound del gruppo toscano è stato ed è tutt'ora, ampio e variegato:Thrills, Coral, Turin Brakes, Bluetones, Charlatans, Oasis, Blur, ancora Pavement, solo per fare qualche nome. Una tendenza che, al di là delle facili battute di spirito, la dice lunga sul valore di una formula ricca e ambivalente, per certi versi riconoscibile ma anche sufficientemente originale da svincolarsi dalle facili categorizzazioni formali.
Ancora di più in questo Keep Clear, deciso passo in avanti rispetto al passato recente oltre che – lo diciamo subito – disco di assoluto di valore. Dodici tracce per lo più chitarra, batteria, basso, tastiere, il cui maggior pregio è forse il naturale appeal melodico, unito ad un'orecchiabilità virata seppia familiare quanto spumeggiante. Una scrittura rubata al brit-pop meno banale come all'incedere energico di Pete Doherty e colleghi - Here Again-, al Dylan più sboccato - I've Got You On My Mind - come alle indolenze di Neil Young - I'll wait -, che riesce a entusiasmare senza svilire i modelli originali. Collezionando invece piccole gemme con stupefacente semplicità, giocando con gli arrangiamenti, concedendo a musica e testi il giusto spazio, facendo apparire semplice un lavoro di rifinitura, invece, puntuale. Niente di trascendentale, verrebbe da dire, ma ce ne fossero di musicisti così.
(7.1/10)
Scheda: The Vickers
Pubblicazione: 01 Febbraio 2009
File under: indie-pop
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