Recensione
The Deep Blue Charlotte Hatherley
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pop-rock Voti redazione e staff

Charlotte Hatherley

The Deep Blue

Red House Recordings

Ultimamente sono sempre di più le musiciste che si cimentano in una rielaborazione del pop in chiave personale e innovativa. Vengono in mente, solo per fare un paio di nomi, St. Vincent e My Brightest Diamond, entrambe capaci di unire una vena melodica suadente ad arrangiamenti strutturati e difficilmente etichettabili. Charlotte Hatherley, pur essendo inglese e tecnicamente meno virtuosa delle due artiste citate in apertura, potrebbe rientrare a grandi linee in questa tradizione, visto che con The Deep Blue confeziona un disco fortemente interessato alle stratificazioni sonore (Behave), attratto dalle linee armoniche inconsuete (Roll Over), affezionato alle vaghezze soffici della voce (Dawn Treader). Con in più il geneticamente modificato delle chitarre elettriche (I Wan't You To Know e Very Young) e della psichedelia (Love's Young e Dream, Be Thankful), a vergare a caratteri cubitali un proposta finemente arrangiata e, in qualche caso, piuttosto energica.

Del resto non potrebbe essere altrimenti, visto che stiamo parlando dell'ex chitarrista degli Ash, qui al secondo disco della sua neo-carriera solista. Una che oltre ad aver già le idee chiare sulla direzione da prendere, coinvolge in fase di produzione figure d'alto profilo come Rob Ellis e Eric Drew Feldman (ex Captain Beefheart's Magic Band) e sceglie come co-autore in Dawn Treader Andy Partridge degli XTC. Tutti segnali da interpretare, per un'opera che arriva in Italia soltanto ora nonostante una pubblicazione inglese risalente al 2007.

(7.1/10)

Pubblicazione: 01 Febbraio 2009

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