Verrebbe da parafrasare il titolo del disco per tagliar corto sulle scelte stilistiche “un po' attempate” e in qualche caso prevedibili dei Camera 237. Verrebbe da parafrasarlo ma sarebbe non rendere merito a musicisti che sanno comunque come suonare credibili e almeno in qualche frangente, spiccano per lucidità. Un paradosso? Forse, ma che riteniamo di poter risolvere in questa sede, in primis passando in rassegna i principali caratteri della proposta musicale della band cosentina. Su tutti, quelli tipici di un “dopo-rock” corposo e solido che tornano alla ribalta ciclicamente, negli arpeggi insistiti, nelle porzioni strumentali elaborate, nelle complessità dei fraseggi. Una formula che come da ultimo aggiornamento del Prontuario del perfetto post-rocker, vive di veloci cambi di passo, contempla qualche sprint al fotofinish, cerca di rinnovarsi richiamando estetiche che poco hanno a che vedere con l'ortodossia e molto con il carattere, per lo meno nelle intenzioni. Nei fatti ci si imbatte in episodi elettro-acustici di pregevole fattura (la title-track) come in ampollose lentezze in saturazione (If You Are Tired, Don't Risk), apprezzabili progressioni in controtempo (New Song) e derive strumentali lasciate alla corrente (elettrica) (Caracol), in un tira e molla che ha certo il pregio di non annoiare ma anche il difetto di non suscitare sbalzi emotivi significativi. Mestiere e entusiasmo rendono il prodotto finale apprezzabile e tutto sommato onesto, pur correndo il rischio di farlo passare in più di un'occasione per un esercizio di stile che piace alla gente che piace, gratifica chi ci si è impegnato – al secondo episodio discografico della carriera - ma fatica a lasciare un segno profondo.
(6.7/10)
Scheda: Camera 237
Pubblicazione: 01 Febbraio 2009
File under: post-rock
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