Dopo le avvisaglie dell'omonimo ep, ormai un paio d'anni orsono, ecco finalmente l’album d’esordio del progetto Songs for Ulan, alias Pietro de Cristofaro. L'ala protettiva di Cesare Basile c'è ancora, così come il sostare cocciuto tra le ombre del sogno americano, tra le pieghe di quei folk-rock che raccontano più amarezze che prospettive, più rimpianti che rivalse. Se la scrittura sembra aver conseguito una disarmante agilità (dieci pezzi su undici sono originali), la voce appare un po' arrochita ma anche decisamente più matura. Altro segnale di “crescita” è senza dubbio la presenza tra i graditi ospiti del grande Hugo Race, che sparge desertica elettricità laddove la vena si fa rabbiosa. Detto questo, andiamo ad individuare il riferimento principe nel Mark Lanegan dei tremori inafferrabili: vedi la lenta e rarefatta No More, No Less, con quei ruggiti in lontananza e il canto invischiato nel disincanto. Del resto, quando Pietro si rivolge ai Gun Club per l'unica cover in programma (una Secret Fires fremente tra banjo e rifrazioni elettriche) non fa che salire di un gradino l'albero genealogico. Al grande Jeffrey Lee Pierce viene da pensare anche in occasione del blues minaccioso On My Hand, la voce affilata, i ghigni del basso, il piano che pesta e quelle chitarre che tagliuzzano l'aria.
C'è da dire che per quanto la temperatura si alzi non ci si avvicina mai al sovraccarico, gli arrangiamenti perseguono un'asciutta efficacia, il clamore - quando c'è - è quello che circonda il silenzio. Silenzio da cui sembrano sbocciare certe ballate a cuore perso (la title track), certe delicate malinconie (Somebody Else Do It), quei romanticismi tenuti al guinzaglio (Julie), quei respiri folk sul punto d'allargarsi e sprofondare (3 Submarines). Lo diresti un Cat Stevens ridotto ai minimi termini, oppure un Mark Linkous tolta la spettrale alienazione, o un Mike Scott che ha barattato l'asprezza con un tiepido cinismo. Coordinate che vacillano di fronte al valzer waitsiano di A Present e soprattutto a quella Hell Was Next To Come che cuce una rumba Calexico e i dEUS più minimali col fosco filo del contrabbasso. E' insomma una prova autorevole, una partita giocata con piglio ombroso ma sicuro. Forse manca all'appello il pezzo decisivo, quello capace di aprire brecce e trascinarsi dietro le calligrafie più smorzate. Ma credo che a Pietro de Cristofaro e compagnia questi discorsi non interessino più di tanto.
(7.1/10)
Scheda: Songs For Ulan
Pubblicazione: 01 Marzo 2006
File under: indie folk
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