Recensione
Honey, You’re Murdering Me Pecksniff
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indie pop Voti redazione e staff

Pecksniff

Honey, You’re Murdering Me

Black Candy

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Avete presente quel folk-pop tra fiaba e cameretta, un po' bucolico e un po' irrequieto, gioioso salvo lo straripare di qualche incontenibile malanimo, del quale i Pecksniff hanno già manifestato una certa padronanza in un paio di lavori? Bene. Se quei lavori - Elementary Watson (Merendina, 2003) e The Book Of Stanley Creep (Black Candy, 2004) - vi sono piaciuti, adorerete questo Honey, You’re Murdering Me. Perché il gioco è lo stesso, identica la strategia di ninne nanne incantate tra campanellini ed elettricità (Yellow Wood), di fiabe folk pazzerelle e accorate come certi Pixies acustici (Heidi On The Mountain), di garruli slanci come facezie Hidden Cameras carburate Pavement (Little Bird), di malinconie che sfarfallano come dei Belle And Sebastian alla luce d'un falò surreale (Wonder Boy/Monster Land). Semmai gli schemi sono più lucidi, s'avverte una maggiore consapevolezza in quelle trame all'apparenza malferme, nella grazia spiegazzata delle voci di Stefano e Patrizia che si danno il cambio lungo melodie entusiastiche e indolenzite, nei gioghi acustici cui è sufficiente alludere all'energia che covano in pancia.

Una regia invisibile evita ai tanti ingredienti di pestarsi i piedi (vedi il carosello strizzacuore di armonica, flauto, violino, vibrafonino, tromba, chitarre e cori incendiari nella conclusiva Funny Lips, con l’ospitata di Francesco Scotognella dei “collaterali” Skinny Legs), non ti fa mai mancare la trovata balocco, la frasetta birbona o struggente. Eppure non ti senti mai aggredito, accogli tutto come una conseguenza piuttosto naturale. Neanche fai in tempo ad assuefarti perché alle incursioni fiabesche corrispondono parentesi psicotroniche e sognanti nevrastenie (I Learn The Love), oppure chitarre remmiane bramose d'azzannare l'aria intanto che l'armonica ed il violino si scambiano impertinenze e pensosità (You May Kiss The Bride). Insomma, i Pecksniff si concedono il loro sogno twee-folk con tutta l'aria di crederci fino in fondo. Vi si abbandonano totalmente tuttavia non smettono un attimo di dirti: ok, tra poco suona la sveglia. Un progetto senza eccessive ambizioni, né difetti. Li adoro.

(7.2/10)

Scheda: Pecksniff

Pubblicazione: 06 Novembre 2006

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