Un
insieme di note strappate al silenzio ed assemblate sapientemente col
fine di veicolare frammenti spigolosi di emozioni, destrutturare
rassicuranti consuetudini, sdoganare inusuali riflessioni. Uncode Duello non è altro che l’ennesima
creatura di Xabier Iriondo e Paolo Cantù - ex Afterhours, ex Six Minute
War Madness, ex Tasaday, ex A Short Apnea -, artisti che nel tempo
hanno abituato il proprio pubblico ad una formula musicale libera da
schemi e che non rinunciano, anche in questa occasione, a proseguire
nella stessa direzione.
Questa volta, abbandonate le dilatate evanescenze a nome A Short Apnea,
se ne escono con 13 cavernosi strumentali sulla breve distanza dai toni
poco rassicuranti.
Tra rumori di fondo e vociare confuso, lamenti strazianti e
campionamenti diffusi, emerge l’anima del disco, divorata da fendenti
di chitarra che ritagliano dolenti nevrastenie, cullata da fiati
allusivi che odorano di free jazz, resa palpabile da accenti sonori
d’ambiente e schizzi sparsi di batteria. I brani – rari i casi in cui
superino i cinque minuti – sono strutturati come brevi capitoli di un
progetto sonoro che vuole dare un volto alla realtà in cui viviamo, con
la confusione, l'angoscia, il cinismo che la pervade.
Il disco spazia dal jazz colemaniano di Free steps all’inno "lisergico"
di Turnontuneindropout – questa volta la massima frutto dell’ingegno
psichedelico di Timothy Leary sottintende il sintonizzarsi col caos
circostante– dal levarsi angosciante de L’alba del disagio alle
rimembranze vagamente pinkfloydiane – quelli di Astronomy Domine – di Debut rescue, dall’inesorabile scorrere inverso di Soundtrack for UD alle atmosfere rarefatte di Finale. Il tutto, nonostante sembri frutto di soluzioni strumentali estemporanee, mostra sottopelle
una tendenza al perfezionismo, che preme perché ogni dettaglio
sia strettamente connesso all’altro, nell’ottica di un suono che proprio
dai dettagli trae la propria ragion d’essere.
Cantù e Iriondo riescono così a sintetizzare un sentire che mostra un
fascino sottile, capace di prendere per mano l’ascoltatore e di
guidarlo con attenzione in un labirinto di suoni. Per un’opera inquietante, beffarda, maniacale, corruttrice ed intrigante,
che ha il poco rassicurante merito di somigliare ad una sorta di
concept sul mondo moderno, dalla sua nascita passando per il decadente
declino fino all’inevitabile finale.
(7.7/10)
Scheda: Uncode Duello
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