Che si creda alla storia della rivelazione mistico–allucinatoria
narrata tra le note del booklet o si renda semplicemente merito alla
creatività straripante del combo trevigiano, una cosa la si può
comunque sottolineare: quello che abbiamo tra le mani corre seriamente
il rischio di diventare uno dei migliori dischi dell’anno. Fatto di per
sé strano, se si pensa che a pubblicarlo è una band sconosciuta ai più,
ma tant’è…
Con Six Musicians Getting Unknown i Father Murphy confezionano un lavoro maturo e omogeneo, capace di
ordinare le prove tecniche di trasmissione dell’esordio discografico in
tredici tracce effervescenti, impastate da una personalissima verve
lisergica. Un tributo all’irriverenza ed alla giocosità bambinesca che
mostra tra le righe l’imprinting dei padri fondatori del genere, oltre
a miriadi di riferimenti differenti. Citare il Syd Barrett dei due episodi solisti, impegnato nell’ombra a tirare le fila di un
lavoro dagli arrangiamenti generalmente acustici, ci pare inevitabile,
come del resto rilevare le dissonanze dei Nirvana, le lentezze marziali
dello slowcore, l’indie americano. Un coacervo di stili che i Father
Murphy eleggono a proprio marchio di fabbrica, tanto brillante nel suo
essere uno e nessuno da lasciare a bocca aperta, così immediato e
sanguigno da venire erroneamente scambiato per palese ingenuità
grammaticale. Un errore, lasciatecelo dire, imperdonabile.
Per averne testimonianza si presti attenzione al deragliante incedere di Tell You A Secret –
il cappellaio matto non è mai stato così vicino – o agli umori quasi
grunge di Seeds, al pop zoppicante dell’irresistibile It’s Raining
Smiling Tunas, Dear C. Lee o alle deformazioni psichiche di Brain.
Six Musicians Getting Unknown è folk – Millhouse e Indie labels –, psichedelia scanzonata – Heart Beat -,
musica lucente come il cofano di una vecchia Plymouth e scapestrata
alla maniera dei disegni di un infante, strafottente come l’effige dei Rolling Stones e dannatamente piacevole.
Ma soprattutto, al pari dell’ultimo Jennifer Gentle,
un disco artigianale e appiccicoso, di quelli fascinosi dell’età del
vinile che, a dispetto del trascorrere del tempo, non si smetterebbe
mai di riscoprire .
(8.0/10)
Scheda: Father Murphy
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