Your Language non sarà forse un capolavoro di originalità e coraggio, ma da qui a considerarlo - come fa qualcuno - un brutto disco ce ne passa. Merito delle potenzialità melodiche e dell’immediatezza dei brani, di una tendenza ad occuparsi di poche cose ma nel modo giusto, del destreggiarsi abilmente tra i richiami estetici evidenti e non. Come il country e il blues, spina dorsale nonché minimo comune denominatore di tutto il disco, o magari il Beck di Odelay e il barcollare ubriaco dei Modern Lovers.
E’ proprio questo, forse, il valore aggiunto dei White Hassle: il saper fondere armoniosamente suoni tradizionali e elementi musicali anomali, approccio classico alla melodia e toni irriverenti, nell’ottica di una proposta musicale orecchiabile e mai noiosa. A dimostrarlo gli ammiccamenti alla Nashville tutta stivali e cappelloni di Halfwaydone With The Tour, l’armonica blues di Vodka Talkin’ – una sorta di via di mezzo tra il già citato Beck e la Not Fade Away dei Rolling Stones -, i toni semiseri e scratchanti di Your Language e You’d Be Surprised - Jonathan Richman impegnato a giocare con mixer e piatti -, la dolcezza malinconica di ballate come Neon, Not The Night, il Bob Dylan più ritmico di Sweet Eloise.
Una raccolta di brani che forse non farà dei newyorkesi la next big thing di turno, ma che crediamo riveli una band capace di confezionare musica coinvolgente, fatta con pochi mezzi ma inaspettatamente lucida.
(6.7/10)
Scheda: White Hassle
Pubblicazione: 01 Dicembre 2005
File under: rock
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