Recensione
Il tagliacode Andrea Sartori
Cover image
minimal jazztronica Voti redazione e staff

Andrea Sartori

Il tagliacode

Persona Records

Bookmark and Share Gallery

Il veronese Andrea Sartori, aka DeepAlso, pubblica il suo esordio sulla berlinese Persona, e anche se siamo in territorio krauto, questa volta il minimal non prevale. Anzi, sono più i richiami all’estetica Novanta della Ninja Tune che rendono la prima prova sulla lunga distanza del fondatore dell’Homework Festival una cosa sorprendentemente fresca. Se già pochi mesi fa i Cobblestone Jazz ci avevano fatto odorare un possibile percorso di reinserimento del (nu-post-)jazz nella scena electro, qui si segue la scia e si suona caldo, acustico, live.

Campioni di organetti, voci femminili, kalimbe, arpe e altri strumenti ormai da tempo bannati dalla scena housey, ritornano con eleganza e tracciano un percorso che inevitabilmente è già 2008. I titoli molto easy “italo” listening focalizzano l’attenzione sulle colonne sonore di Morricone, Umiliani e gli altri maestri del soundtracking lounge anni ‘70: ascoltate per esempio l’organetto e il sax ubersoul à la Funki Porcini in Il tagliacode, l’incastro glitch dei campionamenti vocali con una base minimal su Prima le signore (una cosa che la Thievery Corporation vorrebbe poter ancora scrivere) o la lunga e stupenda cavalcata di tastiere xilofoni e synth progressivi in Horror Vacui. Ma non solo electrosalotto: c’è anche deep di classe (Uova di gatto), ambient con richiami al dub e al breakbeat (stupendo il groove trippy di Santa chimera, una cosa che sicuramente metterà in moto infiniti remix), puro dark minimale (Oltre il profondo, appunto) e post-funky per cocktail a base di break e suoni di arpe (Vodkatronik).

La componente lirica uberitalo del nostro nuovo piccolo campioncino si mostra senza mezzi termini: il discorso iniziato qualche tempo fa con le favole di Nathan Fake, ritorna accompagnato dallo spettro dell’acustico in tutta la sua immediatezza, la sua potenzialità infinita di scaldare i cuori dei dancefloor senza perdere il ritmo. Sartori riporta tutto il “field recording” in studio e lo trasforma come Herbert gli ha insegnato. Il maestro viene eguagliato, se non superato (negli episodi più significativi) con una sensibilità fresca, fatta di una capacità compositivo-produttiva fuori dal normale che si concentra sull’emozione, nuovo soul urbano, una cosa che scalda di brutto. Rivelazione. Fuori tempo massimo per la playlist ‘07. Da tener d’occhio.

(7.5/10)

Scheda: Andrea Sartori

Pubblicazione: 01 Gennaio 2008

File under: minimal jazztronica

| Archivio
Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2007)

Rss
copertina pdf #91