Sono sufficienti i cinque minuti di We Guarantee Disappointment per sintonizzarsi con la musica dei Morose, ma nemmeno alla fine del disco si è certi di aver colto nella giusta maniera una proposta che fa della sfumatura quasi impercettibile un marchio di fabbrica. A ben vedere è proprio questa tendenza alla fuggevolezza, all’inconsistenza, alla policromia “per piccoli passi” ciò che rende tanto affascinanti le tracce di On The Back Of Each Day, un procedere sciolto ma riflessivo che cita pilastri del genere come Black Heart Procession e Will Oldham seguendo tuttavia rotte piuttosto personali.
Trombe,
chitarre, accordi di piano sparsi intrecciano fili che si allungano,
si ritirano, si scambiano vicendevolmente di ruolo, in uno scenario
sonoro dalle tinte oscure le cui parole d’ordine sembrano essere
intensità (del suono), variazione (degli accenti cromatici),
stratificazione (degli arrangiamenti).
È così che Drowned Gramophone si trasforma in un paesaggio onirico da fase R.E.M., Beginning Of The End diventa un malinconico commento musicale al grigio autunnale, Rain Dance vive di lentezze e rumori inquietanti, Haven't You Noticed si perde piacevolmente in circolarità e ritorni continui, Blessing Disguise suona come una ninna nanna riappacificatrice.
Terzo episodio sulla lunga distanza per la band, l’album si dimostra opera visionaria e visuale, capace di colpire in profondità con le sue lentezze e di creare dal nulla espressionismo d’alta scuola, suggestioni prepotenti, catarsi lancinanti.
(7.5/10)
Scheda: Morose
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