Basta la copertina di questo Glaciers per farsi un’idea sulla musica contenuta all’interno del disco: un quadretto pseudo-festaiolo ambientato al Polo con tanto di coppie di orsacchiotti volanti su fondo azzurro, abeti innevati e uccellini che si aggirano tra bottiglie vuote di spumante e vassoi ricolmi di cibo. Un’assurdità, se ci pensate, ma di una grazia e una poesia unica nel suo genere.
Come la musica della band di stanza a Brooklyn, fusione melodiosa di tombe, wurlitzer, archi, chitarre trasparenti e coretti armoniosi, storta al pari dell’andatura incerta di un beone di periferia ma meravigliosamente creativa, raccolta e preziosa come il più classico degli album di famiglia.
C’è un po’ di tutto nel pop rotondo del gruppo, dal valzer malinconico Hilarious ai falsetti anni Settanta di Open Invitation, dalle tinte orchestrali di Nobody – simposio di Kings Of Convenience e Cousteau – alle mire pacifiste/antagoniste di The Ballot Is The Bullet - piuttosto “radicale e (volutamente?) confusa” la pronuncia del verso “please assassinate the precedent” –, dai suoni di frontiera di Axxidentally alle spinte cinematiche di Pistolla di colla. Suoni razionali e ben distribuiti quelli raccolti nella terza fatica discografica dei Melomane, che spaziano con coraggio e mirabile competenza dal folk dei Sessanta alla psichedelia sghemba di ultima generazione – pensiamo soprattutto a Rogue Wave -, da suoni di chitarra pungenti a classiche strutture slow-tempo, senza mai un cedimento evidente. Passatecelo, una delle cose migliori di questo fine duemilasei.
(7.2/10)
Scheda: Melomane
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