C’è lo spettro di Giorgio Gaber tra le nove tracce di questo Infedele Alla Linea. Una presenza che ha un che di familiare e parla della nostalgia per un passato nemmeno troppo lontano in cui la musica era anche politica, riflessione, critica all’establishment, oltre che semplice divertimento.
Chissà se Mauro Mercatanti & Band sono d’accordo con noi, ma questo è quello che abbiamo pensato dopo esserci calati nel mix raffinato di combat-rock (?!) e teatro canzone del combo milanese: un déja-vu fatto di frequenti richiami, omaggi garbati, ispirazione profonda, racchiuso in un pugno di brani in bilico tra impegno sociale e indomite passioni, partiture energiche e melodia. Nel “Manifesto del partito” che la band scrive di suo pugno ce n’è per tutti i gusti, dall’italian-country polveroso e ironico di Infedele alla linea, al basso alla Sandokan e le chitarre distorte di Le chiacchiere stanno a zero, dal funk “a luci rosse” di Pensieri burrascosi al pamphlet contro la guerra de Il contributo, dalla denuncia degli aborti della religione di Santo subito al tagliente continuum spazio temporale – da Mussolini, a Craxi, a Berlusconi - di Ninna Osanna (forse il brano migliore del pacchetto).
Qualcuno potrebbe pensare, a questo punto, di trovarsi davanti all’ennesimo elogio della ribellione gratuita, o impeto controculturale “per contratto”. Niente di più sbagliato, dal momento che la musica di Mercatanti tocca nel profondo, costringendo chi ascolta a prendere coscienza di sé e di quello che ha attorno. Una musica evidentemente democratica anche nell’approccio con il pubblico oltre che nei testi, dal momento che si concede in download gratuito – ottimo viatico per una diffusione capillare del messaggio, un po’ meno per le finanze di chi suona che a nostro avviso meriterebbe qualche cosa in più – sul sito dell’etichetta che ne cura la pubblicazione.
(7.2/10)
Scheda: Mauro Mercatanti
Abbonati al feed di Fabrizio Zampighi