Un fiore in boccio che esala profumi antichi. Una contraddizione insidiosa che conduce di traccia in traccia, di leggerezza in leggerezza, fino a farci indovinare più ombre di quante non sia lecito attendersi. L’esordio dei Joy Zipper ha il difetto delle troppe direzioni intraprese, di sparare qualche proiettile tracciante un po’ a casaccio. Eppure, l’effervescenza di quei tentativi (il folk acidulo trasfigurato tranqui-funky à la Bran Van 3000 di Transformationfantasy, il soul languido circa Edwin Moses – ma senza la loro devozione – di Booda) è capace di lasciarti col rimpianto di ciò che avrebbero potuto diventare e invece. Invece, come sappiamo, Vinny e Tabitha prenderanno direzioni – diciamo così – più orizzontali, ragion per cui potremmo catalogare come bizzarrie passeggere il ritornello soul in mezzo all’acido disincanto Radar Bros di God, o la rumba jazzy di Apathy, o le fregole garage-funk che squarciano il soul sonnacchioso di The power of Alan Watts. Ben più significative quindi le “prove d’orchestra” come Everyday e Check out my new Jesus, in cui tra sciropposità My Bloody Valentine e fideistiche aspersioni Beach Boys si profilano squarci di languore Velvet Underground (quelli di Candy Says) e folk estatico Grandaddy.
La cifra melodica sembra accontentarsi di vivacchiare dietro allo sforzo formale, e in fondo è giusto così: non è così speciale la melodia dell’iniziale Like 24, anzi si avvita su una nenia un po’ stucchevole, però val bene a sostenere questa specie d’incontro tra dei Beach Boys sotto formalina e le caligini dello shoegaze, così come di Christine Bonilla quel che conta è il passo da raga rappreso, il morboso ascendente di Tabitha e quelle percussioni nel finale come certe marcette Jim O’Rourke. Insomma, lo so che è facile fare i profeti da posteri, però in questo omonimo debutto i Joy Zipper sembrano spendere già tutti i loro limiti e il loro potenziale: geniali sintetizzatori di istanze altrui, compositori discreti, interpreti intriganti.
(6.2/10)
Scheda: Joy Zipper
Pubblicazione: 03 Maggio 1999
File under: indie pop
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