Il debutto ufficiale dei Grandaddy organizza tutte le premesse disseminate negli ep in un concept concreto ma impalpabile. Chiamandosi fuori dal consueto clamore della contemporaneità, nell'oasi di niente periferico circondato dal deserto ipertecnologico, accendono il loro falò senza illudersi che passi un Tom Joad a spandere propositi di rivalsa, l'orgoglio del mondo antico, la furia degli sconfitti. Domina piuttosto una voglia di affabulazione amara, un disincanto indolenzito capace però di scavarsi nel cuore nicchie di meraviglia.
Come se la sensibilità non fosse stata annichilita ma posta fuori corso, svalutata al rango di modernariato, riciclabile come paccottiglia nostalgica. Ecco, il problema. Ed ecco come lo affrontano Lytle e compagni, con la loro pensosa naiveté, col fiabesco solipsismo capace di folgoranti epifanie pop. Fin dall'iniziale Nonphenomenal Lineage si entra a far parte di un mondo tremolante, fatto di tastierina fuori corso, arpeggi allibiti, malinconie fantasma come un Neil Young sognato dai Notwist. La compresenza, quasi un conflitto giocoso, tra passato e presente, tra nostalgia e post-modernità, sarà il loro tormentone principe. E la schizofrenia geografico stilistica, che fa incocciare Pavement e Abba (il delirio onirico e incendiario di Summer Here Kids), dEUS e Pet Shop Boys (lo pseudo soul teso tra elettroniche croccanti di Everything Beautiful is Faraway), Lennon e Floyd (nell’indolente fantasmagoria di Why Took your Advice).
Se il principale scopo del disco sembra definire un raggio d’azione specifico, un’enclave poetica prima che formale, per poi su ciò edificre la cifra espressiva della band, a sbalordire è pure la qualità della scrittura, capace di sfornare gioielli pop a pronta presa come A.M.180, con quell’irresistibile riffettino di tastiera (di cui in futuro si confermeranno specialisti), con quell’aria tra il dimesso e il sublime, con le distorsioni del lo-fi recuperate ad un’innocenza sfavillante. Tastiere cremose, fruscii sintetici, senso di perdita, delirio d’esistenza al capolinea, polaroid sovraesposte e consumate dal tempo immobile, angolosità sciroppate e implosioni prospettiche, vene psych scavate nel cuore stesso del miraggio, dove i sessanta si consumano in un loop splendido ma senza scampo (Lawn And So On, Go Progress Chrome).
(7.6/10)
Scheda: Grandaddy
Pubblicazione: 01 Giugno 2006
File under: lo-fi rock
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