Recensione
Inside/Absent Broken Spindles
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electropop Voti redazione e staff

Broken Spindles

Inside/Absent

Saddle Creek

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Joel Petersen concepisce il terzo atto del suo progetto solista sul suo laptop, durante le pause dei tour al seguito di Faint e Beep Beep. Sono circostanze che pesano significativamente sul prodotto finale specie nel marcato formato-canzone a cui Petersen sembra essere definitivamente approdato. Se inizialmente ciò fa supporre una perdita di potenziale della ricetta Broken Spindles, sino ad oggi fatto di scenari immaginati non del tutto concretizzati in canzoni (il brano più melodico, Burn My Body, pur pregevole pare uniformarsi troppo al repertorio The Faint), a lungo andare scopriamo un progresso e un consolidamento dello stile di Petersen, che ora fa tutto da solo e finalmente ottiene ciò che vuole. Il pianoforte è rimasto a spezzare la continuità del disco, anche se qui volteggia in spiraliformi angosce (Inward, Desaturated) piuttosto che tratteggiare delicate impressioni come nell’album precedente, talvolta diventando la base per hit che rinunciano ad esser tali per pura pigrizia (Birthday), altrove troviamo il Nostro mimare la camminata sensuale di una Kylie Minogue ma con l’approccio intellettuale degli El Guapo di Fake/French (Please Don’t Remember This); insomma la sua musica fruga – gioconda - fra gli ottanta più artsy come si suol fare alla Saddle Creek, ma senza mai scadere nell’emulazione (attualmente tanto a la page) grazie a un’indubbia tempra intellettuale. Adesso ci vorrebbe soltanto un po’ più di slancio.

(6.9/10)

Scheda: Broken Spindles

Pubblicazione: 24 Settembre 2005

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