Recensione
Fulfilled: Complete Broken Spindles
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electropop Voti redazione e staff

Broken Spindles

Fulfilled: Complete

Saddle Creek

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Sembrava che il progetto Broken Spindles non avesse alcun futuro, una quisquilia insipida all'ombra dei Faint, eppure in solo due anni la rivoluzione: Mogis aggiunge archi qua e là e Petersen ci mette finalmente la voce (anche se preferendo il recitato al cantato vero e proprio), pure i beats si complicano;rimane di fondo un gusto da colonna sonora il quale, sbarazzandosi stavolta della necessità di concretizzarsi, si astrae in uno spirito cinematico autoreferenziale, ora memore dell’accompagnamento didascalico all’azione delle orchestre da film anni ’60 (Fall In And Down On), ora indulgente in passaggi impressionistici per solo pianoforte (Song No Song, Practice Practice Preach).Petersen sembra voler ulteriormente marcare l’attitudine ludica del suo approccio al materiale sonoro, proponendoci un discontinuo patchwork di stili, suoni e colori che, pur continuando a collocarsi nell\'ideale dimensione dei suoni per immagini, offre tuttavia spunti interessanti verso un “altrove” artistico aldilà della semplice soundtrack. Quando questa attitudine si combina con un più marcato formato-canzone ne esce un poker d’assi che supera la produzione del gruppo maggiore (To Die, For DeathMove AwayItalian WardrobeEvents & Affairs): inseguimenti a base di tranci di chitarra industriale, riff psicotici rubati ai New Order per commentare ipotetici thriller tecnocratici cupi e monoespressivi quanto Keanu Reeves (stile Johnny Mnemonic o Matrix). La conclusiva The Dream, incubo umanoide tra Radiohead e dark wave, si conquista uno spazio tutto per sé completando un disco che finalmente può definirsi tale, con un suo perché e una formula a suo modo originale.  

(6.7/10)

Scheda: Broken Spindles

Pubblicazione: 24 Settembre 2005

File under: electropop

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