Appena dopo l’uscita di Media, i Faint si rendono conto che essi stessi, per primi, non si sentono più soddisfatti dal classico suono indie rock. A sentir loro, il motivo risiede principalmente nel modo in cui vengono usate le chitarre in quel genere; quell’estetica, quello stare “con le chitarre, in piedi, immobili per 45 minuti”, è diventata per Todd Baechle e soci una restrizione al loro modo di esprimersi. Serve qualcosa per far suonare più allegre le canzoni, qualcosa per divertire il pubblico. E cosa c’è di più divertente di pezzi come “Enola Gay” o “Tainted Love”?
Alla luce di ciò, ai quattro ragazzotti di Omaha deve essere apparso estremamente naturale sostituire le chitarre, il simbolo per eccellenza dell’estetica rock anni ’90 da Cobain in poi, con le vecchie tastierine di Nick Rhodes e Martin Gore. Non più la sei corde come ideale mezzo di espressione per uscire allo scoperto, ma i cari vecchi synth analogici, i loro suoni terribilmente datati e le potenzialità illimitate (secondo Baechle) che essi offrono rispetto ai soliti strumenti. La musica dei Faint abbraccia così l’estetica new romantic, spogliandola della sua componente modaiola e rivestendola del piglio scanzonato e giocherellone di un certo indie rock (Pavement e Blur su tutti).
Il risultato più riuscito di questa bislacca (e, in questo caso, riuscita) operazione è Blank Wave Arcade, uscito nel 1999 dopo l’abbandono di Matt Bowen e il reclutamento di Jacob Thiele alle tastiere. Nove tracce (rigorosamente a tema sessuale, nella migliore tradizione Frankie Goes to Hollywood) fortemente caratterizzate da synth e beat elettronici, in cui strumenti elettrici come basso e le tuttavia presenti chitarre riescono a convivere con effetti da Atari (Worked up so sexual), cori à la Wild Boys (Cars Pass In Cold Blood) e forsennati ritmi punk wave (Casual Sex). Il tutto contraddistinto da un’indiscutibile attitudine ludica che rende l’insieme abbastanza godibile, da Sex is personal (incipit ad alto tasso bluresco) a In Concert (tra cadenze Devo/O.M.D. e chitarre punky), da Call Call (Talk Talk?) a Victim Convenience (i Duran Duran alle prese con certe cadenze metal scandite dalla doppia cassa), fino a Sealed Human, il brano di maggior spessore, che sa del futurismo rétro (se è consentito l’ossimoro) del migliore John Foxx.
Blank Wave Arcadeè la dimostrazione di come un disco possa suonare fresco e divertente anche se realizzato con strumenti antidiluviani. Su questo paradosso si fonda quella sicurezza - mista ad incoscienza - che porterà gli ineffabili Faint fino ai giorni nostri.
(6.7/10)
Scheda: Faint (The)
Pubblicazione: 11 Novembre 2004
File under: wave, emo, synth pop
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