Recensione
Songs For The Broken Hearted Windy & Carl
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this is the end, my friend, the end Voti redazione e staff

Windy & Carl

Songs For The Broken Hearted

Kranky

Siamo al punto di non ritorno. In Kranky, in Windy & Carl e in tutto ciò che ha rappresentato un certo tipo di musica negli ultimi dieci anni. Foschie chiare, lividi in via di guarigione, il sogno americano rovesciato al risveglio da una gran sbronza. Tutto iniziava da lì. Ed ora va sfumando, non senza far rumore. Songs For The Broken Hearted è un animale che scalpita mezzo addormentato e che finisce per seguire le orme seminate dalla vecchia carovana di Chicago. Il primo piano è tutto declinato a favore di una big calm, accolta dalle impalpabili corde vocali di Windy Weber. Che raccontano di cuori aperti, bruciati e freddi come brina, ma modellati e scavati dalle fiamme (My Love). L’ambient(e) in cui li ritroviamo è costellato di ombre e malinconia e là dove le chitarre accumulano emozioni stratificate, la voce restituisce la pace del linguaggio (Forever). Come già accennato, la fine (dell’ amore, di un periodo, di una “scena”) tende a risolversi verso un punto di rottura (il drone “natalizio” di Snow Covers Everything) e spesso è preceduta da un inasprirsi del conflitto (l’ossessiva violenza di When We Were). Il passato fa male e allora non ha più senso spingerlo sotto, se non per riportarlo a galla con più enfasi del previsto. Carl ha trascorso notti insonni alla ricerca di un equilibrio tra pathos e glacialità e Windy ha riesumato vecchi diari. Non ne viene fuori il disco dell'anno, ma qualcosa di ugualmente importante, se non altro per  lo spirito “confessionale” che rivela, aprendo un varco tra i clichè di genere e inaugurando una stagione di disgelo.

 

(7.0/10)

Scheda: Windy & Carl

Pubblicazione: 01 Gennaio 2009

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