Recensione
OBO Oshinoko Bunker Orchestra
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math wave Voti redazione e staff

Oshinoko Bunker Orchestra

OBO

Stout Music

A volte ritornano, è il caso di dire. Tre anni di silenzio coi tempi che corrono e - soprattutto - per chi è portatore insano di un virus in via di estinzione quale il math-rock, assomigliano parecchio a crepare. Trattasi di morte mediatica, ok, ma tant'è. Fa piacere quindi ritrovare gli OBO in splendida forma, ovvero arcigni, tesi ed energetici come e più di prima. Un discorso che sembra non essersi mai davvero interrotto, e infatti prosegue con un secondo album omonimo (in acronimo) come quello d'esordio. Aprendo una breccia sul fronte con salve impetuose e sospese: parliamo dell'iniziale S.O.S., breve intro che ti sposta le coordinate regolando la sintonia su turbolenze scorbutiche e dinamismi angosciosi.

Poi inizia la sarabanda ed è tutto uno spasmo e uno sferragliare tra retaggi hardcore a muso duro sclerotizzati Minutemen (The Wild Cheek), sincopi strette in un cappio acido math-funk tipo gli Shellac che si fanno i suffumigi Polvo (Reptile), mitraglie scorticate tra danze macabre post-punk come missive Pop Group spedite via prioritaria a Liars e Oneida (OSS pt 2), eppoi ancora devoluzioni noise a tamburi battenti sognate da un robot crepuscolare (Family Day) e una lunga, torva, pensosa ballad a nervi scoperti come piacerebbe allo Steve Albini cui è più o meno esplicitamente dedicata (Mr. Lansdowne).

Potrebbero sembrarvi soldati di guardia nell'isoletta sperduta, convinti che la guerra non sia mai finita. Potrebbero convincervi che hanno ragione.

(7.2/10)

Pubblicazione: 01 Gennaio 2009

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2008)

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