Rispetto a quel favoloso esperimento orrorifico e beffardo chiamato Danse Macabre, che lanciò il gruppo di Omaha nelle radio e nei club di mezzo mondo fino a farli aprire per i No Doubt nella tournée del 2002, Wet From Birth tenta una via di rinnovamento pur non abbandonando l'impianto sonoro di base.
Il sound collaudato nei due precedenti album resta infatti lo stesso, ma viene caricato di nostalgia e malinconia. La drammaturgia da teatro dell'opera, i frammenti di assoli per violino e le arie mitteleuropee presenti in Southern Belles In London, o le pulsazioni dark di un brano epico come Birth connotano il synth-pop dei Faintaddirittura in senso esistenzialista, rendendolo perciò veicolo di piccole epopee sentimentali tanto per i reduci degli ‘80 quanto per la gioventù disperata dei 2000.
Tuttavia la strada di una sperimentazione coerente - come accadeva nel precedente album - è soppiantata da un’attitudine svagata che da una parte ricade in stilemi già utilizzati (l'elettroclash di Symptom Finger), dall'altra ne prova di nuovi (il reggae di Phone Call). Se si eccettua la scrittura melanconica della buona How Could I Forget (un battito synth serrato che sfocia in una mezza overture techno à la Orbital), l'impasto è debole e, forse proprio per questo, la chitarra in stile primi Nine Inch Nails di Dapose gode di spazi mai concessi prima (specie in Drop kicks the punks e nella finale Birth); lo stesso discorso vale per alcune citazioni più scoperte che precedentemente non era mai accaduto di rivelare (Erection, per esempio, richiama un po' troppo Personal Jesus dei Depeche Mode).
Sebbene Wet From Birth possa risultare indubbiamente appetibile per i nuovi e potenziali fan del gruppo (si ascolti la stessa Erection, ruffiana ma godibile, i singulti sincopati di Disperate Guys o il pop cingolato e facilmente ballabile di I Disappear), l'album, soprattutto alla luce della produzione precedente, non arriva a convincere del tutto. Anche se, per un gruppo che ha fatto della citazione creativa la propria ragione d'essere, l’auto-citazionismo forse è l’ultima cosa da biasimare…
(5.5/10)
Scheda: Faint (The)
Pubblicazione: 11 Novembre 2004
File under: electro-pop, indie
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