Creature stravaganti, questi Vivianne Viveur. Un anno fa, in occasione della pubblicazione del loro esordio li si tacciava di ridondanza, per un disco in cui si intrecciavano dinamismi à la Blonde Redhead e toni evocativi, elaborate aperture strumentali e classicismi sofisticati, alla costante ricerca di un filo conduttore in parte sfuggente. Un'opera quella citata, affascinante ma anche interlocutoria, caratterizzata da una innegabile freschezza a livello di scrittura ma lontana dall'apparire pienamente rappresentativa delle potenzialità della band. Con Vert si assiste a un deciso scatto in avanti, per lo meno dal punto di vista della personalità, un processo evolutivo in cui sopravvivono soltanto i caratteri dominanti del patrimonio genetico della band. Nello specifico, gli ambiti stilistici di riferimento, le arie oniriche che ne contraddistinguono il mood, le palpitazioni languide alla base delle melodie, per architetture che invece si addomesticano, trovano un centro di gravità, guadagnano in rigore e naturalezza, a discapito di un balbettare nervoso e in perenne mutazione – punto fermo dell'episodio discografico precedente – che quasi scompare.
Il prezzo da pagare è un lessico talvolta stagnante, in qualche caso prevedibile, ma che non impedisce a molti dei colpi sparati di arrivare al bersaglio. Con la consapevolezza, comunque, di dover attendere, per la definitiva consacrazione, il terzo episodio della saga.
(6.9/10)
Scheda: Vivianne Viveur
Pubblicazione: 01 Dicembre 2008
File under: indie-dark
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