Recensione
A Slow Moving Boat Steve Roden
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sculture sonore Voti redazione e staff

Steve Roden

A Slow Moving Boat

New Plastic Music

Risalgono alla metà degli anni ’90 i primi esperimenti di Steve Roden con strumenti del tutto inusuali ed  oggetti di design che nelle mani del poliedrico artista diventano vere e proprie fonti sonore: si pensi ad album come Splint (the soul of wood) (New Plastic music, 1997), Lamp (within/without the skin) (New Plastic music, 1998),  e Chair (a subscape of resonance) (New Plastic music,1999). Visioni acustiche che sfidano i convenzionali approcci all’ascolto e che attraverso abili manipolazioni  scolpiscono sfumature ed identità catturando l’essenza stessa dell’oggetto.

Una materica fisicità che in A slow moving boat prende forma attraverso le incisioni che l’artista realizzò nella primavera del 2007 su un traghetto per la Norvegia, registrando il rombo del motore attraverso le pareti stesse della nave. Incisioni che diventano pretesto su cui comporre concretezze drones di un banjo che si reinventa a colpi d’archetto, per poi diventare guida spirituale di una linea vocale tanto mistica quanto incantata. Una linea vocale che si sdoppia lasciandosi alle spalle le frammentazioni in lettere di The Radio (Sonoris,1996), per focalizzare l’attenzione poi su simbolismi timbrici. Poesie per oggetti dimenticati che nel silenzio diventano chiave di lettura di personali rielaborazioni  della memoria sonora.

Miniature essenziali dalla tiratura limitata e dal formato tascabile (si tratta infatti di un 3”) per quindici minuti di sensibili intelligenti (s)culture sonore.

(7.5/10)

Scheda: Steve Roden

Pubblicazione: 01 Dicembre 2008

File under: sculture sonore

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