Recensione
The Lilac Time Pelle Carlberg
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indie pop Voti redazione e staff

Pelle Carlberg

The Lilac Time

Labrador

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Ironico e mordace Pelle: sei oramai al terzo disco solista da che mettesti in naftalina la tua più nota avventura, ovvero quegli Edson artefici di un sound debitore alla Scozia anni Ottanta (il che, di riflesso, significa in sostanza fare i conti coi Love del Capolavoro Forever Changes). Simili i riferimenti anche qui per te, quasi quarantenne di Uppsala dalla penna spigliata e l’esecuzione spumeggiante. I segnalibri della Grande Enciclopedia del Pop li hai collocati alle voci Aztec Camera, Belle And Sebastian, Magnetic Fields, Smiths, senza scordare l’orecchietta sulla pagina della cult-band da un solo ottimo disco omaggiata nel titolo di quest’ultima fatica.

Fin qui nulla di nuovo e rilevante, non fosse che sei un gran bello spirito e possiedi una marcia in più della media: quell’atteggiamento sornione e acidamente beffardo che ti fa cavare di tasca titoli tipo 1983 (Pelle & Sebastian) e Because I'm Worth It (avete presente la pubblicità L’Oréal, no?), affrontare temi come l’età mentale ricavata da un test di Facebook (51,3: Pulp minimali e con più sangue nelle vene), infine servirti della strepitosa immediatezza di Fly Me To The Moon - un Morrissey dell’86 che sorride - per sputtanare la Ryan Air. Il bello è che non uno non se capacita che dopo un bel po’ di ascolti e fischiettare di cristalline melodie; dopo che ha colto qualche frase “strana” e, incuriosito, s’è letto i testi accusi al libretto. Animal Lovers dichiara di non sopportare gli eccessi degli zoofili al passo di 69 Love Songs e la pianistica e toccante Stockholm Vs Paris ne ha per la madre patria (“la cacca di cane a Parigi è speciale, a Stoccolma è solo cacca di cane”); una toccante filastrocca tra Go-Betweens e yé-yé, Nicknames, stempera la bile lieve malinconia e Whisper gioca tra rimbalzi acustici che scaldano le ossa. Il riassunto di cotanta attitudine si trova in coda, come li veleno per gli antichi romani: Carlberg si dichiara Tired Of Being Pc e non nutrivamo dubbio alcuno. Solo che la ballata parla di come egli stesso disprezzi il brontolone egoista che, col passar degli anni, è diventato; uno che, per capirci, chiede ai tassisti chi suonava il basso negli Stone Roses.

Che lo svedese sia un Randy Newman del pop indipendente e, in quanto tale, talento perennemente incompreso? Forse: quel che importa è che prenda sul serio la musica e demolisca il superfluo  contorno, a differenza delle legioni di alternafighi che impestano il nostro mondo da due soldi. Come non amarlo?

(7.3/10)

Scheda: Pelle Carlberg

Pubblicazione: 01 Dicembre 2008

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