Recensione
Amigos De La Guitarra M.G.R., Destructo Swarmbots
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post-metal / post-Isis Voti redazione e staff

M.G.R., Destructo Swarmbots

Amigos De La Guitarra

Neurot

Se certi “esperimenti” rimanessero chiusi in laboratorio, il mondo della musica non avrebbe perso niente. Ho seguito con entusiasmo il percorso degli Isis, il loro tentativo di superare il metal stravolgendone le caratteristiche principali, quali l’aggressività sonora e la velocità, dando vita ad un genere che conservasse un sound riconoscibilmente metal, ma che fosse anche più “ragionato”, confrontandosi con le strutture complesse e tempi dilatati del post-rock. Mi è sembrata una scelta significativa, che potesse legare ad un unico filo Pink FloydMotorpsycho e My Dying Bride. Una stella che però si è via via spenta, lasciando il posto ad uno stile più limato, ammorbidito, spogliato completamente del “metallo”.

Ebbene, questo “esperimento” di Michael Gallagher, chitarrista della band di Boston, in duo con Mike Mare, del misconosciuto Destructo Swarmbots, va proprio nella direzione degli Isis che meno ci sono piaciuti, estremizzandone i connotati. Sarò forse rigido, addirittura bacchettone, ma non riesco proprio a capire l’ironia della relazione tra una copertina in stile crepuscolare, una foto all’interno che raffigura due chitarre con i manici  incrociati (roba che già negli anni ’80 era kitsch) e un titolo da associazione culturale paesana (gli amici della chitarra di –ognuno aggiunga il luogo che preferisce). Anche perché se non c’è almeno dell’ironia in queste scelte, siamo rovinati.. Una sola traccia (di 42 minuti e dal titolo che starebbe bene in un disco di Julio Iglesias, Amor En El Aire) “creata in una sala prove allagata (swampy) nel Queens e mixata in quattro giorni di caos, crepacuore, micini e fiori”, come si legge dalle note di copertina. Al di là di questi simpatici (?) dettagli, il risultato musicale è veramente triste.

Ci si chiede come siano riusciti, i due esecutori, tra arpeggi minimali e semplici fraseggi, ripetuti ad libitum in un tempo dilatato a suon di delay, a non annoiarsi, visto che (almeno per quel che riguarda Gallagher) non ci troviamo di fronte a ragazzini alla prima esperienza lisergica, anche se ciò che si ascolta lo lascerebbe credere. Le atmosfere sono rarefatte, notturne, il sound richiama un dark-doom sfiatato, privo di tensioni. Un oscuro pantano dal quale non si riesce ad uscire. Tappezzeria.

(4.0/10)

Pubblicazione: 01 Dicembre 2008

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Daniele Follero
Daniele Follero (Album 2008)

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