Il “vero” problema per una band è dar seguito a un debutto che ha destato meraviglia e stupore, nel quale la cifra stilistica era di già originale e robusta. Ci vuole poco a inciampare e cadere nella pozzanghera: tutti i cinici se ne stanno pronti con la matita temperata a ricordare che non ci si può più fidare, che la guarda non va mai abbassata, che la musica va avanti a episodi singoli e la creatività è solo temporanea. Tutte verità che - un anno più e l’altro meno - quella manciata di conferme che raccogliamo spazza via. In questa categoria rientra di diritto Attic Thieves, secondo parto del duo Oly Ralfe/Andrew Mitchell a diciotto mesi dal predecessore. Opera ottima, quello, nel suo accostare Nino Rota e Will Oldham, Ray Davies e Camper Van Beethoven, folk planetario e country del più rugoso. Ogni cosa sotto un solo tetto, baciata in fronte dall’alternanza tra sorrisi e malinconia. E’ giustappunto quest’ultima la cifra ricorrente di un lavoro in ragione di ciò più maturo, adulto: giocata la carta sbarazzina in partenza col folk indolentemente Pavement Open Eye (e più avanti nella cavalcata dai Carpazi ai Balcani Attics) la maggioranza delle composizioni spalanca le braccia a toni crepuscolari e intimismo pastello, cammina sopra brume e praterie, sceglie i vicoli e ignora la strada maestra. Ci trovi Bonnie Prince Billy, nel cuore d’organi mercuriali alla Blonde On Blonde (Helmutsine, Ice Is On My Hands) o sospeso su tasti waitsiani (St. Mark’s Door); i Kinks di Village Green più sbilenchi del dovuto (Stumble, Platform Boy) e Neil Young emigrato in Europa (l’epopea Mirror Face); passi strumentali intinti nel mistero (il cigolante piano in Big Head) e valzer a mezz’aria (Lost Like Gods, Queen Of Romania).
Un mondo favolistico e intimista, quello partorito dalla mente di Oly Ralfe, pure mai ritroso e così bello da costringerti a citare ogni singola canzone o poco meno. La forza di questa musica sublime riposa, tanto per cambiare, nella vitalità della scrittura e nel trarre forza dai nomi cui si rifà, afferrando il passato e scuotendolo per vedere la neve cader sul paesaggio, maneggiarlo senza restare schiacciata. Non senza una certa fatica, eccovi descritta un po’ della magia che fa di Attic Thieves disco tra i più teneri e intriganti dell’annata. I superlativi assoluti li teniamo da parte per il terzo album, ma a questo punto è obbligatorio approfondire.
(7.8/10)
Scheda: Ralfe Band
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: post-folk
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