Un po’ Matmos un po’ Luomo questi due cileni che di nome fanno Jorge González e Loreto Otero. Già sentiti qualche tempo fa in un vinile che raccoglieva alcuni remix delle loro tracce, proseguono il loro percorso con una minimal che converge verso un territorio inesplorato, scuola concrète con appunti percussivi pieni di marimbe e battiti analogici conditi di suoni glitch, cose dalle parti di Luciano, un retaggio delle loro origini sudamericane e della produzione del guru Ricardo Villalobos (che proprio nel Fabric dell’anno scorso aveva inserito un suo remix del duo).
Quello che li stacca dal minimalismo berlinese è l’uso del parlato/cantato, in particolare la loro estetica attinge a piene mani dal p-funk/nu-rave che attendeva da molto tempo una boccata d’aria. In più ci sono tonnellate di suoni bassi, uno stacco che diparte di brutto dall’amore per il tweeter tutto mitteleuropeo. Si parte infatti con una lunghissima 4 Wheels Drive che pesca elementi dal magazzino degli indimenticati Liquid Liquid e innesta le battute giuste per la cricca poshy del dancefloor. C’è poi la leccata di culo al soul: My Soulmate And I è il nuovo inno glitch-spacey per serate sexy post-chill. Mano a mano che si prosegue nell’ascolto, si capisce che la lezione/provocazione sonica di questi ragazzi è la naturale evoluzione del field sound innestato sulla minimal. Se il tutto era partito con Fennnesz prima, Andrea Sartori e Bruno Pronsato poi, dopo l’estate arriva quest’idea di connettere e smembrare ancora una volta il principe dei suoni live: la voce. Già avevamo capito con l’ultimo Burial che la ricerca sarebbe stata applicata al cantato. Qui abbiamo la conferma su altri piani, non dubstep ma minimal, o come volete chiamarlo.
Il vocabolario dell’electro ormai collega poli opposti: l’essenza delle onde sinusoidali della Raster-Noton con le decostruzioni dub della ~scape (Inviting You Here, Charlie Hold On), il post-pop acustico di Fujiya & Miyagi (Some Pictures Of You) e la wave newyorchese (I Don’t Feel Like Coming Home). E quindi questo piccolo grande disco riesce in un’impresa che ultimamente fa paura anche ai più grandi guru della sintesi. Sarà l’incoscienza dei giovani, ma secondo chi scrive Jorge e Loreto hanno costruito una delle migliori risposte all’empasse minimal. Inclassificabili, spensierati e freschissimi. Nuova scuola: Chilean Minimal!
(7.4/10)
Scheda: Los Updates
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: concrète ‘chilean’ minimal
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