Ricordare, richiamare alla mente e condividere un periodo della vita trascorso, ma tornato prepotentemente davanti agli occhi dopo la scomparsa dell’artefice principale di quei momenti. Ear Park è un parco losangelino, i bambini, fino a qualche anno fa, si divertivano a scalare le sculture giganti a forma d’orecchio poste al suo interno. Era li che Daniel Rossen (chitarrista dei Department of Eagles) andava da piccolo con suo padre. Quel padre venuto a mancare solo pochi mesi fa.
Inevitabile, per Daniel, dedicare una parte della sua vita alla figura paterna, onorevole dedicare l’album che regalerà al gruppo il suo spicchio di meritata notorietà. Nonostante ne abbia scritto in maniera quasi strappalacrime, In Ear Park è ben lungi dall’essere un lavoro esacerbatamene intimista. Normale viva di momenti commoventi, ma è l’arte e la complessa ispirazione del duo (cresciuto in quartetto) a farla da padrone. In piedi ormai da sette anni, sembra che la loro strada, i Department of Eagles (per curiosità, nome originale preso in prestito dall’artista belga a tuttotondo, Marcel Broodthaers), l’abbiano finalmente individuata e cominciata a percorrere. La pubblicazione dei primi due full lenght a loro nome The Whitey on the Moon e The Cold Nose è stato l’iniziale sintomo d’intenti mentre, In Ear Park, loro prossima uscita, prova e mette su carta le qualità dell’ensemble newyorchese di residenza. Come non godere a piene orecchie dell’arpeggio del brano che da titolo e principia l’album. Come non farsi trasportare dall’incedere arioso e cullante dei momenti successivi, sino al contenuto crescendo quasi operistico della conclusione. Ed è semplice seguire, come legati a un guinzaglio, No one does it, scanzonato singolo prescelto (e si capisce il perché). Per non parlare poi di Teenager, visionario ragtime contemporano. Sognante ed etereo, aggettivi che si ritrovano spesso nei capitoli successivi del disco (Classical Record, Floating on the Le high ad esempio) e che risvegliano accostamenti a Mercury Rev o Animal Collective. “In Ear Park era qualcosa che non poteva collocarsi nella carriera dei Grizzly Bear” afferma David Rossen (che si divide tra i due progetti) “molti dei suoi brani sono troppo personali, c’è tanta nostalgia dell’infanzia e troppa enfasi all’interno”. Allo stesso tempo, non che i Department of Eagles si scostino miglia e miglia dal progetto parallelo di David, prova ne è il fatto che Chris Taylor e Chris Bear (bassista e batterista dei Grizzly) producano e suonino in Ear Park. Prova ne sono le armonizzazioni, l’arpeggio sempre dietro l’angolo, la crudezza di certi strappi chitarristici e ritmici e quel piano che fa tanto valzer da salone.
La differenza sta forse, proprio come affermava Rossen, nella maggiore intimità di alcuni passaggi, nell’aurea di personale, di privato che viene schiuso.
(7.2/10)
Scheda: Department Of Eagles
Pubblicazione: 01 Ottobre 2008
File under: electro-folk
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









