Recensione
Dauw Machinefabriek
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concretezze-folktroniche Voti redazione e staff

Machinefabriek

Dauw

Dekorder

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In cinque tracce e quarantasette minuti Machinefabriek si fa portavoce di genesi sonore che denotano l’usuale nobilità di stile.

Se con Marijn l’olandese aveva ereditato paragoni stilistici del calibro di Basinski e Fennesz, le scenografie spaziali di  Cello Recycling/Cello Drowning,tra i vapori elettroacustici e improvvisazioni di violoncello, portano diritto a Dauw.

Le condizioni, l’artista,le dichiara apertamente:ci imbattiamo in stratificazioni materiche che si permeano quasi in senso plastico e se a questo aggiungiamo una visiva tattile l’idea di suono si delinea già nettamente.

Condizioni che diventano collagene naturale,che permeano e tengono insieme elementi acustici,derivazioni elettroniche in stampo glitch, ma anche fields recordings e malinconie ambient.

Il tutto attraverso una lettura d’insieme tanto familiare quanto lineare ed essenzialmente nitida.

Dal vibrante passaggio di  Porselein che iconizza memorie d’istanti in un solitario di corde e tasti, alle letture in matrici di superfici di Fonograaf,alle danze gravitazionali di  Engineer.

Ci si rifugia nelle padronanze in stile elettroacustico di Dauw per poi lasciarsi andare alla scultura in 25 minuti di Singel.

E’ qui che Machinefabriek fa la differenza ancora una volta: nei monolitici borbottii di fondo che vestono di graffianti identità acustiche, nell’interezza d’insieme, nella consapevolezza composita e strutturale.

Un altro fiore all’ochhiello per Machinefabriek!

(7.5/10)

Scheda: Machinefabriek

Pubblicazione: 31 Dicembre 2008

File under: concretezze-folktroniche

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