Recensione
Exploding Star Orchestra Bill Dixon, Exploding Star Orchestra
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freejazz Voti redazione e staff

Bill Dixon, Exploding Star Orchestra

Exploding Star Orchestra

Thrill Jockey

Si è detto giustamente, per descrivere in precedenza la Exploding Star Orchestra, che essa racchiude il meglio di Chicago nella sua veste jazz e rock, o almeno coloro che hanno “gravitato attorno all’astro Tortoise”, tenuti insieme dalla personalità di Rob Mazurek, dalla sua tromba e dalla sua visione deflagrante. Un’idea di gruppo, insomma.
Per recensire questo capitolo dell’esplosione chicagoana abbiamo però bisogno di un cambio di fuoco, di far riferimento a un episodio biografico di Mazurek che esula dalla compagine che dava tanta anima al precedente We Are From Somewhere Else. Il fatto è l’incontro tra Rob e un altro astro della tromba, il maestro (è davvero un insegnante di musica) Bill Dixon - una voce che disse molto nel coro della New Thing – in occasione del Guelph International Jazz Festival e di un soundcheck che, a quanto pare, ha lasciato Mazurek senza fiato (un problema, per un trombettista).

Da lì chiacchiere linguistiche e soprattutto quella raffinatissima forma conversazionale che il jazz (specie se free) riesce a volte a essere; il risultato, e ci siano da testimoni, sono le tre tracce di Bill Dixon With Exploding Star Orchestra, dove i protagonisti, più che un collettivo di musicisti messi assieme per esprimere una koinè, sono loro due, cioè Dixon e Mazurek; è bello vedere come tutto è apparecchiato per loro – anzi per Bill Dixon, principalmente -, perché dialoghino liberamente; come loro conducano, ma, al contrario, come riescano a nascondersi e a sembrare un semplice contributo tra gli altri agli sferragli e alle sferzate free, ai lenti e ai forti, alle frasi e alle fasi.

Ne esce una collaborazione animalesca, dove la trombe di Bill e di Rob finiscono ora col barrire violentemente, ora con l’essere filtrate e dimesse, scoppiettanti o oscure (principalmente in Entrances / Two). Dopotutto Dixon suonò con tanti grandi nomi, da Coleman a Coltrane, e ciò che piace di questo disco è la sospensione del tempo; la Exploding Star Orchestra non è più onda lunga – e tortoisiana – dei Novanta “post” che scoprirono la New Thing. È un flusso che, ad oggi, lascia agli elefanti del jazz di essere effervescenti.

(7.3/10)

Pubblicazione: 01 Maggio 2008

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