Era attesa (soprattutto da Michael Gira) l’uscita del debutto sulla lunga distanza dei Fire On Fire su Young God, ed eccolo arrivare, quasi di soppiatto, alla fine dell’anno e per di più in limited edition disponibile solo sul sito web dell’etichetta. Una scelta quanto mai “minimal” per presentarsi al mondo dopo un ep di appena 100 copie distribuite per lo più a mano. I Fire On Fire, lo dicevamo a inizio anno, sono un collettivo di illuminati folksters d’america che prende le radici dalle ceneri dei Cerberus Shoal, ma che danno l’impressione di essere con la testa altrove, con un interesse per le cronache e gli hype musicali prossimo allo zero assoluto. Il Michael Gira talent scout (che s’è preso nello stato di famiglia pure James Blackshaw, giusto per la cronaca…) fa centro un’altra volta e ormai ripeterlo ad ogni nuovo pargolo che esce sulla sua label è diventato quanto meno stucchevole. Michael ha due orecchie così e un cuore immenso, e lo sintonizza in maniera regolare con il ventre più buono e caldo del giovane folk sound americano. Ma dicevamo dei Fire On Fire… Dopo lo sfoggio di strumentistica e produzione del disco di Larkin Grimm, la registrazione in presa diretta che esplode con l’iniziale Sirocco lascia subito un impatto di artigianato lo-fi. Il collettivo ha registrato tutto nella propria casa di Portland, con giusto qualche intervento successivo in fase di mixing. Il piglio dell’album è quindi ruvido, rustico e urgente come quello di un documento live. Pregi e virtù di un gruppo di strumentisti notevoli che si prodiga per tutto il disco in superlativi intarsi blugrass di banjo e chitarra uniti alla gravità tutta europea della fisarmonica di Colleen Kinsella e del contrabbasso di Micah Blue Smaldone. Nascono così brani agrodolci come Assanine Race e Hartford Blues. Materiale che poteva tranquillamente essere nelle corde degli Akron Family, se soltanto quest’ultimi non avessero avuto un’ossessione per la melodia beatlesiana e per i minutaggi molto lunghi e articolati. I Fire On Fire di contro sono secchi e diretti, ma questo non vuol dire che non abbiano il gusto per l’arrangiamento raffinato come nelle deliziose fragranze jazzy di Squeeze Box e Grin. E anche quando pendono più verso il country tout-court (anche se riletto sempre via Neil Young) come in Heavy D e Toknight il taglio è sempre ricercato, come sospeso. Merito anche dell’uso delle voci, che sono quelle di tutti e cinque, registrate nell’ambiente, come era prassi nella vecchia America, e quasi come a voler sentenziare lo status di collettivo…fuori dal tempo. Una raccolta di canzoni, come è sempre più raro poter dire. Grandi canzoni che da sole bastano anche ad esorcizzare i superficiali che potrebbero parlare di pre-war folk fuori tempo massimo. Questi Fire on Fire sembrano abitare un tempo tutto loro, fuori dalle mode che vengono e passano. Gli interessa davvero soltanto suonare. Beati loro.
(7.5/10)
Scheda: Fire On Fire
Pubblicazione: 30 Dicembre 2008
File under: folk
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