Recensione
Hush Arbors Hush Arbors
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psych folk Voti redazione e staff

Hush Arbors

Hush Arbors

Ecstatic Peace!

Dal sacro termovalorizzatore ecco sprigionarsi energia rinnovata, previa combustione di allucinazioni sixties (i Byrds più acidi, il primo sfrigolante Neil Young) tra fiammelle para-noise (una fregola balsana che potresti addirittura dire Beta Band) attizzate da soavi sventagliamenti psych-folk (una più che trepida irrequietezza Kaukonen). E la voce, quella voce che aleggia come una fatamorgana sulla cresta del falò, immancabilmente younghiana però come in bilico tra incanti rappresi Jim O'Rourke e squinternata agnizione Daniel Johnston.

Il sacerdote di tanto sincretistico e revivalista cerimoniale è Hush Arbors (così si chiamavano - guarda caso - i luoghi di culto clandestini degli schiavi d'America), al secolo Keith Wood, alle spalle già qualche titolo in proprio tra mini e album veri e propri, più qualche intrigante collaborazione con Six Organs Of Admittance e Wooden Wand. Il presente esordio per Ecstatic Peace!, l'etichetta fondata da Thurston Moore, convince per diversi motivi, principalmente perché da ogni nota esala la fede nelle capacità evocative di questa messinscena, cui Keith si presta totalmente, senza cedimenti lungo tutto il programma, quasi fosse precipitato in un altroquando parallelo al reale, da cui lo osserviamo come si fa con gli acquari.

Tra la cavalcata di Gone (i Crazy Horse strattonati dagli Steppenwolf?), il raga esagitato di Follow Closely (riffettini ossessivi e assolo lancinante) e l'accorata Bless You (un Bert Jansch spolverato di benzedrina) si consumano i ragguardevoli apici compositivi di un disco decisamente buono.

(7.1/10)

Scheda: Hush Arbors

Pubblicazione: 01 Dicembre 2008

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2008)

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