Il piglio è quello giusto. Stu Thomas invece lo lasciamo volentieri dove sta. L’uomo viene da Melbourne e fa un canonico, classico, banalissimo lavoretto folk roots, che prende a piene mani da Howe Gelb. E’ come il remake contemporaneo di qualche horror anni ’70. Tutto già risaputo, ma tirato a lucido perché i mezzi e la produzione sono quelli giusti per il milionesimo disco del genere. I Giant Sand si staranno rivoltando nella tomba. Anzi no, perché non sono morti. E allora ci sentiamo loro a questo punto. Magari tornano anche con un disco nuovo.
(5.5/10)
Scheda: Stu Thomas
Pubblicazione: 01 Marzo 2008
File under: indie garage roots punk
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