Self Titled
Cosa dire degli Ismael, se non che l’impatto mi ha folgorato almeno quanto quello con
Le luci della centrale elettrica, anche se non “come”, perché i distinguo non mancano. A partire dall’organico, un trio basso-chitarra acustica-chitarra elettrica cui si accompagna talora una batteria o un synth. Musicalmente, immaginatevi - se volete - un
De Gregori asprigno e sparagnino, asciutto ma non sciatto, cinico ma non sprezzante, contagiato graziaddio di malanimo beffardo
Gaetano e poesia di sbieco
De André. Poi vogliate concedere alle coordinate d’allargare il respiro verso i landscapes d’America, senza con ciò venir meno al rigore, bazzicando ad esempio certa tensione acidula Violent Femmes (
Proclama), brume roots
Lanegan (
La festa), sparso disincanto
Kozelek (
Fuoco, cenere, ecc.). Insomma: particelle elementari folk rock, cantautorato dritto al sodo, visioni terrigne giocando coi contorni dell’immaginario popolare. Se la breccia aperta da Vasco Brondi ha avuto un senso oltre la fenomenologia passeggera, questi tre emiliani potrebbero imboccarla d’infilata. E allargarla da par loro.
(7.3/10)