Questo disco vuole, con calda risolutezza, imporre la propria importanza. E' evidente fin dalla confezione, che - seconda uscita di una collana "ibrida" ideata dalla benemerita casa di fumetti Coconino - si presenta in guisa di libretto cartonato contenente le suggestioni noir disegnate da Igort attorno ai testi delle dieci tracce con cui i cagliaritani Dorian Gray tornano sulla scena, un decennio dopo l'ultima collezione d'inediti Veleno della mente.
Manco a dirlo, sono cresciuti. L'indie arrembante è diventato una trama di pensosa inquietudine e amarezza cupa, wave masticata a tremori metropolitani e folk modernisti contagiati blues, un cocktail ipnotico che ricorda certi languidi tremori dEUS (Zero lisergico), una versione garbata degli Afterhours (Non esiste) oppure l'allure dei primi Litfiba opportunamente narcotizzata (Volere/Potere).
Il tutto guarnito di ricami apprensivi di synth (2/4 d'infinito) e chitarre desertiche (in Manicure è quella di Giovanni Ferrario), perseguendo una sorta di essenzialità preziosa (emblematiche in tal senso Salomé coi suoi archi e Non esiste con ospite al basso Giorgio Canali) che ben si accorda con la scrittura, intensa e grave certo ma disposta a testimoniare la quantità di cuore investita, col pertugio della speranza da cui filtra luce anche nelle circostanze più fosche. Il rock italiano ha (ri)trovato una voce - ebbene sì - importante.
(7.1/10)
Scheda: Dorian Gray
Pubblicazione: 01 Dicembre 2008
File under: rock cantautoriale
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