Recensione
Someone else’s deja vù Son Ambulance
Cover image
alt-pop Voti redazione e staff

Son Ambulance

Someone else’s deja vù

Saddle Creek

Che strana sensazione ascoltare l’ultimo lavoro di Son Ambulance. Che un “americano”, in uno dei significati più puri del termine, con passati estremamente emo, sicuramente indie, si metta a guardare sognante al Brasile, ad ispirarsi a Segio Mendes e Marcos Valle e a prendere come padri putativi in patria, Simon & Garfunkel (certamente più Art che Paul), fa davvero uno strano effetto. Eppure, dopo quattro anni di profondo silenzio, Son Ambulance torna in gran carriera con un lavoro, possa piacere o no, innegabilmente pensato, curato e intenso.

Introspezione, autunnalita, da spiaggia al tramonto. È che mette quasi a disagio che l’abbia partorito qualcuno nato in Nebraska e non a Rio, a Salvador de Bahia o (male che vada) nella piovosa campagna inglese. Mette a disagio, anche perché, quella pacatezza sopraffina, quella sensibilità di tocco e di scrittura, o la si ha dalla nascita o difficilmente la si acquista sul campo. Pena è l’effetto che lascia inizialmente Someone else deja vù: quello di una cartolina accanto a una fotografia. Quella puzza di “wannabe”, che “non ci sono nato, ma vorrei apparire”… Da apprezzare, comunque, che Joseph Knapp ci provi, e, a grandi linee ci riesca anche a suonare come, a risvegliare sentori. Tanto che per qualcuno, il soggetto, sarà uno dei dischi d’atmosfera (anche tropicale) più azzeccati dell’anno.

Debutta addirittura con una godibilissima simil samba, per poi buttarsi in ballatone nostalgiche (e qui entrano in gioco prepotentemente i già citati Simon & Garfunkel, con tocchi ammodernizzanti di Flaming Lips) e Il risultato è comunque sempre coerente con se stesso, mai esagerazioni, mai cadute in souvenir da bancarella. Innegabile la presenza di tocchi di classe come Constellations e Juliet’s son…ma sono le eccezioni che confermano la regola: quando il “nostro”, i “nostri” si mettono a suonare cose che son portati a fare, i risultati si vedono. Tanto che il disco continua su questa falsariga, azzeccatissima, andando a scomodare, in Awakening, addirittura i Pink Floyd. Peccato per la conclusione confusionaria, senza troppa “coda”, che lascia un senso d’incompiuto al lavoro. Ma in fin dei conti, se l’album più intimista di Bruce Spingsteen è intitolato proprio Nebraska..ci sarà un motivo.

(6.0/10)

Scheda: Son Ambulance

Pubblicazione: 01 Ottobre 2008

File under: alt-pop

| Archivio
Marco Canepari
Marco Canepari (Album 2008)

copertina pdf #91