Ci sorprese più di un anno fa con A_Vision, debutto di un cantautore atipico, non immediatamente riconducibile – era ora - alle solite coordinate nazionali, preda di una non troppo decifrabile congerie di fascinazioni folk-electro-psych. L'opera seconda arriva come primo capitolo di una al momento fantomatica serie dedicata, pare, alle mitologie contemporanee. In questo senso, il geniale cannibale uscito dalla penna di Thomas Harris viene eletto quale principale figura mitologica d'oggidì, la sua atavica ferocia una metafora assoluta dello sconquasso esistenziale che ha trasfigurato i codici dei sentimenti. Argomenti che nella title track vengono espressi in guisa di torrido tribal rock, un tappeto di percussioni e didjeridoo sui cui le chitarre impazzano acide e le liriche galleggiano in un traslare caliginoso di sensi attorno all'inafferrabile nocciolo della questione.
La novità principale è dunque la vena rock, l'elettricità impellente che ora ricama ora innerva ora struttura i pezzi, dall'iniziale La colomba (che diresti una palpitante commistione Peter Gabriel-Marco Parente) a quella Le parole aggrappata ad un riff impellente, passando dalla curiosa Undici che mentre snocciola un testo composto da numeri primi (!) imbastisce un dub-blues bituminoso dalle palesi reminiscenze CSI. Va segnalata a proposito l'escamotage à la Zamboni della cantante soprano (Anna Zoroberto) a sparigliare le sfarfallanti suggestioni sintetiche de Il prossimo sogno e il delicato struggimento acustico di Non si dimentica (il testo riadattato da una poesia di Ottiero Ottieri).
Al solito, spinge forte Montuoro sulla compenetrazione tra poesia - la sua manifestazione - e musica, sul rapporto simbiotico e talora conflittuale tra significati e suggestioni, cogliendone ottimo equilibrio ne La lettera - da un testo di Henry Barbusse -, apice del disco assieme ad Anima II e Ghostmusic, spremute da perniciosi struggimenti Paolo Benvegnù, vivide solennità tardo floydiane e brume wave. Passi avanti decisi quindi verso la definizione di un peculiare linguaggio espressivo, il che è un bene. A discapito della pellicola di sciroccata insensatez dell'esordio, che un po' a dire il vero ci manca.
(7.0/10)
Scheda: Rodolfo Montuoro
Pubblicazione: 16 Febbraio 2008
File under: Rock autoriale
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