Rhys Chatham, nel 1977, compose Guitar Trio Is My Life, unamoltiplicazione tutta newyorkese di una sola corda di chitarra che fonde il minimalismo “non stratificato” di Tony Conrad e l’esercito chitarristico su cui stava lavorando in quegli anni anche Glenn Branca, cui spesso – e con ottime motivazioni – Chatham è associato. A trent’anni di distanza, cioè oggi, la Radium, sezione della Table Of Elements, pubblica un cofanetto di 3 CD intitolato proprio Guitar Trio Is My Life, che contiene la stessa composizione suonata svariate volte (con cambiamenti di velocità o di veemenza) l’8 febbraio 2007 a Chicago da membri di un coacervo di gruppi, dai Sonic Youth ai Tortoise, dagli Hüsker Dü ai Silver Mt. Zion. Esagerazione? Forse, ma per passione critica, e non per gusto dell’eccesso, cerchiamo di andare al fondo della questione.
Dicevamo di Branca: l’accostamento tra i due compositori è produttivo perché ci permette di esprimere in paragoni musicali una caratteristica fondamentale della musica di Chatham, o almeno della composizione contenuta (e ri-contenuta, e ri-ri-contenuta) in questa uscita, c’est à dire il gioco sull’aspettativa di una variazione – più o meno come capitava ascoltando il sindacato del sogno dove si sono sposati i Faust con Conrad.
In Branca – specie in quello che lì di presso avrebbe esordito con Ascension – il minimalismo era prestato a effetti compositivi, nichilistici nella dissonanza, ma movimentati – tranne proprio in Ascension, ma quelle forme contenevano un’altra retorica, un finale dall’immobilismo tragico. Sentendo Chatham, invece, ascoltiamo un crescendo indefinito, infinito, che ci prepara (ma forse perché conosciamo Branca) a un cambiamento che non avviene mai, o che avviene senza che lo si noti con un colpo di teatro. I tre CD di questo box-set contengono quindi la riproposizione di uno stesso mantra chitarristico che è l’altra faccia della medaglia branchiana, anzi la monetina da testa o croce lanciata in aria e in aria rimasta, a ruotare, senza mai cadere e farci prendere una decisione.
È no wave anche la sospensione. Poi sì, si può e si deve dire che questa composizione contribuì in modo determinante a formare un’estetica di cui tantissimi sono stati figli, dai sonici già menzionati ai Godspeed You!, ma volutamente lo diciamo solo alla fine, distrattamente e senza fermarci troppo (come fatto sopra intorno alla mole dell’operazione), ipnotizzati dalla musica che non cambia.
(7.0/10)
Scheda: Rhys Chatham
Pubblicazione: 01 Aprile 2008
File under: minimal no-wave
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