Noto nell’ambiente ma poco in Italia, l’ipnotico detroitiano Rod Modell sembra aver trovato, firmando a proprio nome Incense & Black Light, una piena realizzazione di quanto aveva intrapreso in passato sia con il dub minimale molto vintage degli Echo Plex (assieme a Steven Hitchell ovvero Soultek), sia con quello un po’ più à la Maurizio e Basic Channel di DeepChord (anche omonima label). Mettiamoci pure che di suo veniva da sperimentazioni ambient-noise e electroacustiche (quando non glitch dronato con il nome di Waveform Transmission) e che in questa sede tutto ruota mirabilmente in un solido baricentro e avremo uno dei lavori dub più interessanti fin dai tempi degli Scorn che contavano. Dunque, più che un paragone diretto, un misto di sapienza tecnica, conoscenza dei riferimenti di partenza e capacità di evocare la classica prova del nove degli elettronici, creare timbri, scolpire ambienti, inscenare tattilità e superfici con semplici modulazioni.
Modell mastica una materia oramai sua citando tanto Monolake quanto Throbbing Gristle (Subway) e avvalendosi di un tocco magmatico e barbiturico, un tubulare ambient-groove (immaginate un 3D osservato dal’abitacolo di una futuristica navicella) ottenuto grazie all’uso di filtri che spesso fanno prendere ai loop una forma elittica in avvicinamento e allontanamento stereofonico. Poi c’è la materia: timbri di catrame osservati da diverse angolazioni, riverberi come galleggiamenti di boe nello spazio (Red Light) oppure casse subacquee come sabbie mobili del tempo (Temple), torpori mai così insidiosi e tutto così urbano.
Diviso idealmente in una parte minimal ritmata e al di la l’ambient più incontaminata (il calor bianco di Ultraviolet World, lo scroscio urban della glaciale Into Day), Incense & Black Light è l’album più completo di un produttore musicista che ha assimilato perfettamente dub e industrial nel ventre modernista di Detroit senza lasciar fuori la lezione da grande installazione di un Basinski.
(7.5/10)
Scheda: Rod Modell
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