Sasu Ripatti ovvero l’uomo che viene dal freddo, l’uomo dai molti nomi (Vladislav Delay, Luomo e altri in disuso) ritorna dopo pochi mesi - a seguire il recente Tulenkataja - e stampa una nuova visione che va a completare l’affresco any-step in modo soul, un ceppo di legno pronto ad essere bruciato per scaldare notti invernali. Per uno che viene dalla Finlandia, abituato a renne e tempeste di neve, sembra un paradosso: ce lo aspettiamo freddo il nostro mutaforme. Invece il dub che sta sotto alla facciata immediatamente riconoscibile della deep, è qui per scaldare. E questo lavoro riporta a quella dimensione più umana, più fedele alle origini del suono giamaicano di cui da pochissimo avevamo avuto premonizioni (vedi il lavoro di Boxcutter).
Ovviamente bisogna scavare per trovare le tracce di sole. Non solo. Mescolare la deep, l’ambient con il lato più caldo del dub. Questo il tentativo così necessario (per evitare il pappagallaggio) e così tremendamente difficile da ottenere. L’incedere zoppicante di Machine Cane, quella sua attesa prima dell’esplosione di basso e cassa, cose che solo quei pazzi degli Orbital riuscivano a creare, le broken vocals di Bear Woman, quasi un electro avvicinabile alle prime trasmissioni di Radio Caroline della bella Miss Kittin, le tastiere jazzy paffute di Wonderland, gli organetti succosamente blues (!) di Lust Perkele e il minimalismo della conclusiva Roots Out Woods fanno di questo album una risposta nordica alla blackness fredda degli amici londinesi.
Se non si è ancora capito cosa faccia questo usignolo finnico (mica facile l’incombenza stavolta), fate conto di ascoltare una techno concrète trance che non si balla (ancora per poco). Insomma se proprio vogliamo un’altra etichetta: art techno che toglie la maschera a un genere freddo e lo ravviva con i suoni caldi dell’infinte beat. Qui si va verso la via indicata da Luke Vibert: ripensare agli strumenti in modo critico. Meditazioni per costruire una techno ecologia (dopo tutto h)umana. Ancora una volta ritorna il fantasma ambient. Un altro dubstep è possibile. Per ora chiamiamolo polar-step.
(7.0/10)
Scheda: Uusitalo
Pubblicazione: 01 Gennaio 2008
File under: concrète techno polar-step
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