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Calypsoul 70 AA. VV.
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calypso soul Voti redazione e staff

AA. VV.

Calypsoul 70

Strut Records

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Non lo facciamo apposta, ma alla Strut sono davvero bravi: dacché tornarono a farsi vivi superando i problemi finanziari alcuni mesi or sono, non hanno sbagliato un colpo. A questo giro Dopo l’amico Quinton Scott ci trasferisce nuovamente ai tropici approfondendo l’originale fusione locale tra calypso e suggestioni black provenienti dai no lontani Stati Uniti. Caso felice di contaminazione che non produce egemonia culturale ma integrazione sonora, il “calypsoul” si rivela ubriacante festa meticcia, sintetizzata e battezzata tramite l’irresistibile e tautologica Calypsoul, recante per noi ignoranti europei echi tanto del Santana meno sbrodolone e più sciolto, quanto del Van Dyke Parks innamoratosi dei metallofoni di Trinidad. C’è il reggae che ti aspetti e il funk muscolare venato soul che, invece, un po’ sorprende.

Ampio il lasso di tempo affrontato, dieci anni che corrono dal 1969 al 1979, dunque policromo lo spettro sonoro dello stipatissimo cd: dai fiati ondeggianti e l’organo pungente su ipnosi ritmica dei Revolution Of St. Vincent (The Little You Say) all’apocrifo Curtis Mayfield escogitato da St. Maarten's The Rolling Tones (!) per It's A Feeling, la tavolozza si allarga di continuo assieme all’orizzonte. Juan Formel & Los Van Van speziano d’afrocubana A Ver Que Sale, Gemini Brass dicono la loro sullo standard rocksteady You Don't Love Me e Lancelot Layne “riporta tutto a casa” nella jungla africana, discutendo di ghetto in Yo Tink It Sorf.

Si sperimenta, anche, sulle ali del sentire artigianale misto d’intuito, sapienza e avventata ingenuità: la sensazionale Magic Fever di Magic Fever Express gioca con synth, fiati e ritmica squadrata una carta dal mazzo dell’Herbie Hancock proto-techno; i Checkmates spiegano nella sinuosa Disco Groove quello che le mie parole non possono; Independent Bahamas dei Biosis Now viaggia per sette minuti e mezzo tra asfalto funk e sterrato percussivo. Infine, dopo una Red Light Lady dal testo ambiguo e le movenze feline, sopraggiunge il capolavoro assoluto nel metafisico gospel celtico (!!) del Goretti Group (!!!), una Of My Hand fluttuante ignara di spazi ed epoche che sa davvero Iddio come abbia potuto prender forma. La mascella cade e il tonfo è sonorissimo.

 

(7.8/10)

Scheda: AA. VV.

Pubblicazione: 01 Ottobre 2008

File under: calypso soul

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Ristampe, Compile, Live 2008)

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