L’incipit di The Pirate's Gospel riporta indietro con la memoria alle prime CocoRosie (anche vocalmente) e al Devendra più nude-folk, essendo l’humus di cui si nutre la californiana (ma trapiantata a Portland) Alela Diane il medesimo. Poi ci si inoltra nel suo scarno folk blues acustico, fatto di melodie cantate con trasporto, di strofe spesso ripetute a mo’ di mantra con voce doppiata, e non si può fare a meno di accostarla, anche come attitudine, all’intensità di una come Larkin Grimm. E scoprire che vanta già collaborazioni con la leggenda Michael Hurley.
Strumentazione essenziale (chitarre, percussioni, banjo, mandolino, piano), per un album - il secondo - già autoprodotto tre anni fa e poi rimaneggiato e uscito prima l’anno scorso e ora in Europa; canzoni scarne arricchite da buone melodie, essenzialmente timeless, che trattano senza fronzoli di perdite e nomadismo, non senza un’oscura inquietudine che affiora in alcuni momenti. La schiera delle simil-Newsom s’infittisce sempre più, ma scorgiamo personalità in questa ragazza. In attesa di un album nuovo previsto per l’inizio del prossimo anno.
(6.7/10)
Scheda: Alela Diane
Pubblicazione: 01 Gennaio 2008
File under: Folk
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