Mo Morris e Leo Elstob sono due veterani del giro techno brit mentre Zac Jameson un session man dei Pretenders (!). Collected Works rappresenta l’atteso the best di una precedente produzione (2 eppì) più un inedito (Brown Piano), un lavoro spacciato come nu balearic ma che puzza di new age neanche troppo aggiornata in una fisionomia di soul bianco anni Ottanta (le radici del buon Chris Isaak…), la peggior musica AOR Settanta (tronfi blues-rock da classifica derive del sound pinkfloydiano), e del groove (quello sì buono), abbeverato di psych e tardo kraut.
Ripreso recentemente in ambito dance (Lindstrom e Fujiya Miyagi), proprio quest’ultimo aspetto, spiritualizzato e convertito a un’etnica da salotto da signori per nulla impreparati, riscatta dall’orrore persino certe interpolazioni tra il Gilmour più becero e tocchi tastieristici Tangerine Dream (Warping of the Clock), oppure tra certo synth-pop metà Ottanta da Fleedwood Mac e flavour Ash Ra Tempel (Can’t Be Serious) bruciati.
Da queste premesse, tuttavia, era chiaro che si sarebbero ripercorsi gli stessi errori del passato, addentrandosi così nella dark side del cosiddetto adult e così sarà: in Innocent Line una biascicata e soporifera strofa dream-psych s’appoggia a stantii assoli Clapton, Freefall prima mette in scena il vocoder utilizzato dai Floyd In A New Machine (Part 1) e poi attacca con un falsetto Sylvian coniugato Chris Isaak, Your Love Over Gold s’appoggia sulle corde di un Santana per un esotismo supermarket da Sade e pianismi mielosi da Claiderman.
In Collected Works si rischia il diabete fulminante e, ad ogni modo, se nei confronti dei riferimenti originali una cifra stilistica con la quale confrontarsi porta a valutazioni differenti, la connotazione degli A Mountain Of One rimane imprigionata in un tempo remoto, per giunta pesante come un macigno. Come se non bastasse, a corollario (o a premessa) di tutto ciò concorre uno sbandierato elemento umano, un ombrello filosofico non lontano dallo zuccheroso settarismo post-hippy americano, e dunque torniamo a evidenziare la bontà del buon terzo elemento sopracitato: nel migliore dei casi il trio essicca il motorik tedesco sotto il sole di Ibiza e in questo succo psych-dream-blues-rock smaltato dance riesce piuttosto bene. Ma a quale prezzo? Torniamo a esaltarci per le grandi produzioni da salotto degli Ottanta e per le derive new age dei tardi Settanta? Ringraziamo comunque gli A Mountain Of One: per merito di produzioni come queste l’abbecedario di Guglielmi sull’anniversario del Punk acquista inaspettati significati. Fuck off!
(5.5/10)
Scheda: A Mountain Of One
Pubblicazione: 01 Gennaio 2008
File under: new age balearic
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